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Diritto di critica | October 27, 2020

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Vivere sotto le bombe e senza cibo, la guerra in Costa d'Avorio - Diritto di critica

Vivere sotto le bombe e senza cibo, la guerra in Costa d’Avorio

Laurent Gbagbo è stato arrestato lunedì pomeriggio dalle forze francesi che sono entrate nella sua residenza ad Abidjan, in Costa d’Avorio. Gbagbo è stato portato al cospetto di Allassane Outtara, che da settimane vive con la sua famiglia al Golf Hotel della capitale, protetto da quasi un migliaio di caschi blu dell’Onu.

Ma la città non ha esultato, ha prevalso il silenzio dei cittadini per le strade e quello “strano coprifuoco”,ordinato dalle forze di Outtara, che nell’ultima settimana costringe i suoi abitanti a rimanere chiusi in casa “da mezzogiorno fino alle 6 della mattina”. “Non c’è gioia tra gli abitanti“, ci racconta al telefono Evaristo, che vive con la sua famiglia ad Abidjan. Non soltanto perchè la capitale è la roccaforte del sostegno elettorale del presidente uscente – otto dei dieci comuni di Abidjan hanno scelto Gbagbo alle ultime elezioni –  ma soprattutto perchè “c’è ancora paura e non si sa cosa accadrà adesso. Le strade sono ancora vuote e in pochi si allontanano da casa”.

Evaristo Latt è ivoriano di nascita, ma ha passato gli ultimi trent’anni in Italia come promotore finanziario. Da circa un anno è tornato in Costa d’Avorio per lavoro ed è rimasto bloccato ad Abidjan a causa della crisi. Domenica sera, dalla sua casa nel quartiere di Marcory, ha assistito ai bombardamenti da parte degli elicotteri da guerra francesi che hanno attaccato la residenza presidenziale di Gbagbo. “Non abbiamo dormito tutta la notte. Gli elicotteri volavano sopra le nostre teste, si vedevano i fuochi dei missili e il rumore dei bombardamenti era molto forte. E oggi (lunedì, ndr) pomeriggio abbiamo visto le immagini della cattura”.

Nel frattempo, si continua a vivere come si è fatto nell’ultima settimana, la più dura per la popolazione di Abidjan. “Siamo rimasti sempre vicino casa, per poter rientrare in caso di combattimenti”, spiega Evaristo. “E davanti ai pochi supermercati aperti ci sono file terribili. Le scorte di cibo e acqua stanno finendo, la carne è impossibile da trovare, ogni tanto arriva un po’ di pesce dalla laguna. Per cucinare stiamo usando il carbone, perchè non ci sono più rifornimenti di gas. Con i vicini c’è tanta solidarietà e ci teniamo a stretto contatto anche grazie a internet e i telefoni, che per fortuna funzionano molto bene: le compagnie telefoniche del paese rilasciano dei buoni ai propri abbonati per poter comunicare gratuitamente”.

Anche davanti alle farmacie di Abidjan ci sono lunghe code per reperire i pochi medicinali disponibili. Fortunatamente, lo scorso fine settimana la Comunità Europea ha deciso di ammorbidire l’embargo imposto nei mesi scorsi sulla Costa d’Avorio, permettendo l’importazione di medicinali e cibo essenziale per la sopravvivenza degli ivoriani. Nei giorni scorsi è stato lanciato un appello anche da parte di alcune associazioni italiane per i diritti umani. In particolare il Gruppo EveryOne, il Sindacato Europeo dei Lavoratori e il Gruppo Facebook “Costa d’Avorio – la voce della diaspora – per il ritorno alla Pace”, nato su iniziativa di Marilina Castiglioni per diffondere notizie relative alla crisi ivoriana e creare un punto di contatto tra i cittadini di Abidjan.

Comments

  1. escalibur

    FINALMENTE LA FRANCIA HA OTTENUTO CIO’ CHE DA ANNI VUOLE E CIOE’ UN PRESIDENTE FANTOCCIO. GUARDA CASO LA PRIMA COSA CHE HA FATTO OUATTARA’ APPENA ARRESTATO GBABGO, HA AVUTO UNA LUNGA TELEFONATA CON SARKOSY, che caso……………….