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Diritto di critica | July 20, 2019

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Nelle mani della Cina, sul piatto partecipazioni in Eni ed Enel per uscire dalla crisi - Diritto di critica

Nelle mani della Cina, sul piatto partecipazioni in Eni ed Enel per uscire dalla crisi

Se non ci aiuta la Bce, ci salva Pechino. A Roma volano i CEO dei primi gruppi d’investimento cinesi, già possessori del 4% del nostro Debito Pubblico. Finiremo come l’America, nelle mani di Hu Jintao? Forse ci va anche bene, ora che l’aria di protezionismo nazionalista à la Alitalia è svanita. Peggio di così non può andare (forse).

Di fronte alla crisi economica, gli italiani non rifiutano niente. Servono soldi e investimenti, e l’Europa tarda a concederli? Peggio per lei, si tenga la moneta unica, noi vogliamo i dollari cinesi. Pronti – secondo parecchi analisti – a comprare fette consistenti dei nostri titoli: una manna per Milano e per il Tesoro, che piazza i propri bot ogni lunedì a costo più alto.

Come scrive il FT, “Italy’s debt crisis has forced the government to consider possible sales of strategic stakes in companies such as Enel and Eni“. Dov’è finita la difesa dell’italianità di Alitalia, ai tempi del crack del 2008? Sembra passato un secolo. Tremonti resiste contro la “colonizzazione inversa di Pechino, ma è sempre più solo: cresce il numero dei fan di Hu Jintao, anche nell’entourage di Berlusconi.

La Cassa Depositi e Prestiti ha lanciato in luglio un fondo strategico da 4 miliardi di dollari per cogliere l’occasione: accogliere 3 miliardi di dollari dalla China Investment Corporation e lanciarsi in un’opera di investimento radicale – dove non si sa. I colloqui, pare, sono già a buon punto per scalare quote di presenza (2-3%) nelle 250 più grandi aziende del paese, a cominciare dalle banche e dall’energia. Senza contare che il 4% di debito pubblico italiano (circa 80 miliardi di dollari) è  già in mano alla Cina, secondo indiscrezioni non confermate né smentite.

Basterà a frenare il nostro deficit?

In realtà, non si sa quanto vale quest’aiuto in extremis. Già nel caso del Portogallo e della Grecia, Pechino si è detta fiduciosa e pronta ad investire, ma alla fine ha comprato ben poco. Con l’Italia potrebbe essere diverso, ma non è detto.

Domanda: ci preoccupa fare debiti con la Cina, pronta a soppiantare gli Stati Uniti come potenza egemonica mondiale? Temiamo ricatti o pressioni? No, visto il precedente di Gheddafi: abbiamo lasciato che acquistasse il 7,5% di Unicredit, il 2% di Finmeccanica, l’8% della Juventus e tanto altro, per almeno 10 miliardi di dollari. Perché farsi problemi con Pechino?

Comments

  1. gabriele bellussi

    perchè farsi problemi con la Cina e con Gheddafi no?

    secondo me perché un Gheddafi lo si può bombardare quando decide di passare all’incasso, la Cina no.

    • Piero

      Eeeeeeesaaaaaatttooooooooooooooo!!!!

  2. Carolus

    Pecunia non olet. Vero, ma mettere un Paese nelle mani della Cina è come tagliarseli.
    I cinesi sono pragmatici e possiamo essere certi che se danno uno è solo per prendere due.
    Cerchiamo di uscire dalla situazione senza farci fagocitare.

    • Giorgio

      ESATTO COMPROVO APPIENO PERCHE’ QUESTI TIRANNI DI POLITICI    PRIMA DICONO:”COMUNISTI QUI COMUNISTI LA” POI INVECE FANNO AFFARI SPORCHI CON LA DIRIGENZA TIRANNICA CINESE E CHE SE PER CASO DIAMO LA NOSTRA BELLA ITALIA NELLE LORO MANI ”CHE GIA’ UN PO C’E
      L’HANNO” POTREMMO DIRE ADDIO ALLA NOSTRA BELLA COSTITUZIONE
      NIENTE PIU’ DEMOCRAZIA NIENTE PIU’ SCUOLA NIENTE PIU’ DIRITTI
      RIBELLIAMOCI A TUTTO QUESTO SVEGLIAMOCI DA QUESTO TORPORE
      MEDIATICO