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Diritto di critica | January 19, 2019

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La Grecia è fallita ma non lo sa - Diritto di critica

La Grecia è fallita ma non lo sa

Scritto per noi da Virgilio Bartolucci

La Grecia resterà nell’euro. Parola di Angela Merkel e di Nicolas Sarkozy. Ora che anche le banche centrali di Giappone, Europa e Svizzera sono scese in campo, le borse del Vecchio Continente, gli istituti di credito ed l’Euro, tornano a volare. O meglio, con una frase fatta, buona per tutti i tg, sentiamo dire che è stata una boccata d’ossigeno.

Troppi debiti”. Se così è, però, forse si tratta di aria inquinata, visto che la crescita, rispetto alle stime, è prevista al ribasso, e dopo quello del 2008, avverte il Fondo monetario internazionale, ci troviamo in un nuovo momento critico. “Troppi debiti nel sistema – ha dichiarato il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde -, conti deboli e crescita debole si stanno alimentando negativamente in un circolo vizioso che si sta rafforzando e che è stato esasperato dalle disfunzioni e dalle indecisioni della politica”.

La Grecia destinata al tracollo. Ma, allora, la Grecia si salverà? La risposta, nonostante gli annunci, sembra essere un netto no. E poco conta la promessa del governo ellenico di attuare nuove misure. Giorgios Papandreou, infatti, ha confermato la determinazione assoluta del governo a prendere tutte le misure per centrare gli obiettivi di bilancio che l’Europa richiede, da cui dipende il versamento delle future tranche di aiuti. Sarà. Ma, intanto, in molti scommettono che il fallimento potrebbe essere annunciato molto presto, a mercati chiusi, in maniera da limitare il terremoto che inevitabilmente seguirà.

Una questione di spread. Con lo spread, il differenziale tra titoli greci e bund tedeschi, che ha raggiunto i 2900 punti (il nostro, al momento, è vicino ai 400) e un indebitamento del 160% del Pil, di fatto, la Grecia è già fallita anche con i nuovi aiuti. Si tratta di un’economia letteralmente comprata dalla Bce, dal Fmi e dalla Ue.

La grande paura dei mercati. La Grecia pesa per circa il 3% sull’economia dell’Eurozona. Obbiettivamente molto poco. Non è il default greco in sé a interessare, ma come i mercati accoglierebbero l’evento. Viene da chiedersi, perché, se restano così pochi dubbi sul default greco, si debba continuare con i prestiti. Se lo chiedono in molti in Europa e, soprattutto, se lo chiedono i tedeschi, allo stesso tempo, massimi beneficiari e strenui difensori della moneta unica.

Il timore di una reazione a catena. Le grandi manovre che Germania e Francia stanno compiendo per ribadire che il Paese non verrà abbandonato e i nuovi sforzi promessi da Papandreou mirano ad un rollover, uno slittamento del default, nella speranza di recuperare qualcosa per gli investitori più esposti: le banche francesi e tedesche. Il fallimento controllato della Grecia, che secondo alcuni economisti è solo un modo eufemistico per nascondere il caos di un tracollo, dovrebbe essere proprio questo: tirare innanzi per recuperare il più possibile, far digerire le perdite e studiare le contromosse necessarie ad evitare il contagio e una conseguente reazione a catena capace di mettere a rischio l’euro.

Spagna, Portogallo e Italia a rischio. Nel momento in cui Atene si dichiarasse insolvente, infatti, si innescherebbe un pericoloso domino finanziario che andrebbe a coinvolgere, in primis, Germania e Francia, i paesi con le banche più esposte. Non è un caso che, tre giorni fa, citando problemi di finanziamento e liquidità dovuti anche alla sovraesposizione nei confronti della Grecia, Moody’s abbia tagliato il rating alle banche transalpine Societe Generale e Credit Agricole, mentre il rating di Bnp Paribas resta sotto osservazione. E il tutto senza considerare le ripercussioni dei mercati sugli altri paesi in difficoltà: Irlanda e Portogallo e, a seguire, Spagna e Italia.

  • micman3

    Questo Bartolucci dovrebbe almeno frequentare le scuole elementari prima di pretendere di parlare di economia

    • Immagino invece lei sia molto più competente. Tanto competente da non addurre spiegazione alcuna ad una affermazione così inutile perché non supportata da alcun dato di fatto. E a questo punto mi chiedo se Bartolucci debba studiare economia – cosa che escludo – o se piuttosto non sia chi critica senza motivare a dover imparare i rudimenti sia dell’economia che soprattutto dell’educazione: nello sport dell’insulto libero sono bravi tutti, la critica vera – ragionata e argomentata – è ben altro. Ma non tutti – ahimé – sono in grado di comprenderne la differenza…

      Attendo comunque la sua analisi economica in merito. A presto

  • Pingback: Standard & Poor’s certifica la crisi dell’Italia: fallimento entro il 2016? | Diritto di critica()

  • Francescobido

    si parla di crisi economica, fallimenti di stati membri dell’europa ma come ci si può salvare?? io ho cominciato a comperare il bene rifugio per eccellenza, in piccoli lingotti da un grammo, vi spiego il perche:  http://www.francescobidoggia.com/2011/10/signoraggio-bancario.html