Spinoza e Nonciclopedia: ironia su Sic e la rete si indigna
Scritto da Leonardo Mangini il 26 ottobre 2011 in Società
Il ritornello di una canzone degli anni ’80 sostiene che “Dio abbia un macabro senso dell’umorismo“. Evidentemente non è il solo: come detto in passato, sempre per sua peculiarità l’uomo ha da sempre giocato con la morte. Correndo in moto a 300 km/h oppure prendendo in giro gente defunta come se fosse ancora viva. Senza scomodare nuovamente i passi di Dante, a ciò hanno pensato nell’immediato siti come Spinoza.it o Nonciclopedia. Il primo ha chiarito che “non si sterza sui morti“, ma unicamente nel titolo di un post dove lo sfortunato Marco Simoncelli non viene di seguito tirato in ballo.
La parodia di Wikipedia, da un po’ tempo nell’occhio del ciclone per gli alterchi con Vasco Rossi, è invece stata più esplicita nella sua homepage: “Ennesima caduta per Marco Simoncelli. Ma ha promesso che questa è l’ultima“. Entrambe le battute hanno dato fastidio a qualcuno: il dissapore si è percepito – inutile dirlo – sui vari social network. Contro Spinoza qualche (ormai ex) fan che, saltando a piè pari sarcasmi precedenti su Bongiorno, Jobs o Gheddafi, adesso si rivolta in preda alla rabbia, ergendosi a paladino dell’onore del recente defunto.
Per quanto riguarda Nonciclopedia, invece, è per l’ennesima volta il Blasco a scagliarsi in primis via web, gridando alla vergogna e muovendo il vespaio. Stavolta con l’appoggio implicito di altri VIP, che non hanno tardato – via Twitter – ad esprimere il proprio disappunto sulla questione. Tra questi Fiorello (“Mi piacerebbe molto vedere la faccia del vigliacco di nonciclopedia , che ha digitato quella battuta infame. Metti la foto! merda!“), Francesco Facchinetti (“Ragazzi devo andare a letto, fate in modo che quello schifo venga tolto da #nonciclopediadimerda, non so come ma facciamolo. Grazie di cuore“) o Paola Turci (un più semplice “sono schifata da #nonciclopedia“).
Non sarebbe un ragionamento errato, ma ricompare il dilemma del “due pesi/due misure” sulla coerenza, del tutto soggettiva, tra i “buoni e cattivi” o il “giusto o sbagliato” (per citare ancora una volta il cantante di Zocca): basti pensare a quanti ridevano delle fotografie del cadavere di Gheddafi, paragonato al chitarrista Santana (per via della somiglianza tra i due) o vestito da kebabbaro. Nell’immaginario collettivo più generale, il Colonnello rivestiva il ruolo del “cattivo”. Nel giro di poco tempo, molte opinioni sembrano essersi ribaltate, con la bilancia che ora sembra pendere più verso il partito di Vasco (tanti sono gli “aveva ragione!” comparsi nelle bacheche) che a quello di Nonciclopedia.
Leggendo però molti commenti, si intuisce che spesso si interviene senza conoscere appieno gli argomenti, appoggiando lapalissianamente un parere: lo spirito critico dei singoli, insomma, sparisce quando entra in campo la “fiducia” incondizionata. Altro atto inutile è minacciare di abbandonare il seguito di uno spazio web perché “è offensivo”: forse, chi si lamenta di questo, non si è reso conto che una Nonciclopedia qualsiasi è infarcita di blasfemie e “scherza coi fanti” da sempre ma senza “lasciar stare i santi”. E, con la pubblicità ottenuta al momento, non sono questi indignati a fare la differenza nel rating.
Il “dolore”, quello vero, non è quello rappresentato dall’attacco iracondo, da momentanee foto di profilo su Facebook o da approvazioni con un tasto sinistro del mouse. È quello di un padre che ha seguito il calvario del figlio dal primo istante, o di una ragazza appoggiata piangente alla parete di un garage. Il tutto ripreso cinicamente dalle telecamere, con i mass-media che ricreano costantemente negli appositi spazi reportage fotografici che vanno dalle lacrime dei suddetti ad una bara calata giù dall’aereo.
Un ultimo insulto? Domandare a Valentino Rossi se “pensa al ritiro”: neanche il tempo di scendere da un surreale volo partito dalla Malesia, dopo aver travolto (senza colpa alcuna) un amico poche ore prima.
Sic.


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