Ironie e battute sulla strage di Viareggio, Nonciclopedia ancora sotto accusa

Non bastava Vasco Rossi: per Nonciclopedia i problemi diventano sempre più seri. La forte eco raggiunta con il caso del “Blasco”, la cui voce satirica è stata oggetto di controversie sia su internet che nelle procure (come già ampiamente riportato negli scorsi giorni), ha attratto ulteriore attenzione sulla parodia di Wikipedia. Stavolta nel mirino sono finite la strage di Viareggio del 29 giugno 2009 e parte del lemma sulla località della Versilia, dove viene descritto sarcasticamente l’incidente.

Tra un nonsense e un altro, con evidenti accenni di blasfemia e presa in giro politica, la tragedia è rappresentata dalla foto di un fungo atomico, accompagnata da una didascalia eloquente (“Via Ponchielli fotografata dall’Aurelia”). Effettivamente, su quelle pagine, viene trattata una disgrazia, che ha segnato il Paese, con estrema leggerezza: «è di 32 vittime – si legge – più un paio di occhiali. E siamo a 34. Quante altre persone dovranno ancora morire? Boh, nessuna, dato che quelli che erano ustionati sono morti tutti. Allora, diciamo…quanti altri dovranno piangere le morti dei morti? E per quanto? Sicuramente fin quando non saranno a loro volta morti…».

Dalle colonne de “Il Tirreno” i familiari di alcune delle vittime denunciano: «Giocare su una tragedia, perché di questo si tratta – commenta Daniela Rombi che nel disastro ha perso la figlia Emanuela Menichetti, di soli 21 anni – è diabolico. Non si tratta di satira e neppure di ironia: è solo stupido e vergognoso». Anche nelle pagine di discussioni non ci sono sconti: all’umorismo dissacrante vengono contrapposti insulti e accuse contro i collaboratori (occasionali e non) di Nonciclopedia.

Da quando “il Komandante” ha rincarato la dose via Facebook, riaccendendo un conflitto che sembrava essersi risolto, gli amministratori del sito hanno dovuto aggiornare l’avviso in cima. Nel box giallo viene evidenziata la base volontaria che accomuna molti progetti wiki, con la declinazione di ogni responsabilità da parte dei controllori. Inoltre compare l’invito, rivolto a chiunque, al modificare spiacevoli ed equivoche affermazioni che possano ledere le altrui sensibilità. Un altro link sotto accusa, infatti, era quello riguardante Anna Frank: pure in questo caso si scherza su vicende estremamente drammatiche (” […] Frank si cremò autonomamente dandosi fuoco”). Altri ancora, non citati, sono invece farciti di bestemmie senza censura alcuna.

Il cosiddetto “umorismo nero” ha comunque origini decisamente remote e non ha mai smesso di far discutere. George Bernard Shaw, premio Nobel per la letteratura nel ’29, chiedeva “la necessità dello sterminio di persone inutili alla società come i pigri e gli invalidi”. Mark Twain, autore delle avventure di Tom Sawyer e Huckleberry Finn, diceva: “tutto ciò che è umano è patetico. La segreta fonte dell’Umorismo stesso non è gioia, ma dolore. Non c’è umorismo in cielo”. In precedenza, Dante Alighieri ha basato la sua Divina Commedia sulla crudeltà del contrappasso, applicato ad illustri defunti (“La bocca sollevò dal fiero pasto /quel peccator, forbendola a’ capelli /del capo ch’elli avea di retro guasto. […] Tu dei saper ch’i’ fui conte Ugolino, /e questi è l’arcivescovo Ruggieri: /or ti dirò perché i son tal vicino.” – Inferno, Canto XXXIII, vv. 1-3; 12-15) o ad intere città (“Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande / che per mare e per terra batti l’ali, /e per lo ‘nferno tuo nome si spande!” – Inferno, Canto XXVI, vv. 1-3). Similmente a quanto già faceva Petronio in epoca romana (“Quid me constricta spectatis fronte Catone, damnatisque novae simplicitatis opus?” – Satyricon, CXXXII, 15).

Nel 2011, per corsi e ricorsi storici, si pongono nuovamente leciti dubbi sull’opportunità di esorcizzare la morte con la battuta becera, sull’eterna lotta tra “serio” e “faceto” e sui limiti che il secondo non dovrebbe mai superare. E, forse per la prima volta, chi ha fatto della comicità superficiale la sua bandiera deve vedersela con la realtà ben più rigida delle carte bollate. “Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”, si dice.

Di Leonardo Mangini

Pugliese, 26 anni, laureando in Giurisprudenza. Appassionato di giornalismo e politica (ma non solo), scrivo per alcuni periodici locali e sul blog Sciccherie. Collaboro anche con Faccio Cose Vedo Gente e l'Olandese Volante.