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Diritto di critica | March 20, 2019

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Spread, debito e Pil, la Francia non è più la prima della classe - Diritto di critica

Spread, debito e Pil, la Francia non è più la prima della classe

Dopo la crisi greca e l’impasse di Italia e Spagna, di una cosa i mercati sono sicuri: la Francia non è più la prima della classe. Anzi, forse non lo è mai stata, a dispetto del Merkozy tanto sbandierato. Dei due consoli dell’economia europea, infatti, forse solo uno è in buona salute, e non si tratta certo di Nicolas Sarkozy.

Per capire quanto Parigi non navighi in acque tranquille, basta andare a guardare prima il Pil e poi lo spread (il differenziale di rendimento tra i Btp decennali francesi e il Bund tedesco). Secondo le previsioni della Finanziaria francese per il 2012, infatti, la crescita del Prodotto interno lordo avrebbe dovuto toccare inizialmente il 2%, una percentuale da capogiro se paragonata a quella dell’Italia (0,1% per l’anno prossimo) e degli altri Paesi europei. Tanto da costringere Parigi a rivedere per ben due volte le previsioni, sempre al ribasso: 1,75% prima, 1% poi. E alcuni giorni fa la Commissione europea ha ulteriormente stroncato le rosee previsioni francesi, attestando la crescita del Pil nel 2012 ad appena lo 0,6 per cento. Delle due l’una: o si volevano mostrare le spalle larghe sperando che il panico finanziario guardasse altrove oppure sarebbe il caso di chiedere a chi fa “le previsioni” di tornare sui suoi passi. Stessa dinamica in relazione al debito: la Francia lo immagina al l’87,4% del Pil, l’Europa ha corretto il tiro all’89,2 per cento.

E non va meglio sul fronte del temuto spread che ormai ha superato la soglia record dei 190 punti, tanto che un numero sempre maggiore di osservatori comincia a chiedersi se Parigi meriti davvero la tripla A o se piuttosto non sia la prossima nella lista dopo Grecia, Italia, Spagna e Portogallo. E per rendersi conto di come anche l’ormai ex prima della classe stia andando a grandi falcate verso una probabile bocciatura, basta ricordare che nella scorsa primavera il differenziale tra i Btp decennali francesi e il Bund tedesco era al di sotto dei 40 punti.

A conferma dei timori dei mercati sul Paese a guida Sarkò, inoltre,uno studio presentato ieri a Bruxelles dalla banca tedesca Berenberg e dal think tank europeo ‘The Lisbon Council‘, che pubblica un barometro intitolato Euro Plus Monitor. Secondo il rapporto – che analizza crescita, competitivita e sostenibilità del debito – la salute generale della Francia si piazza al 13/esimo posto, tra la Spagna (12/esima) e l’Italia (14/esima), che sono attualmente nel mirino dei mercati e delle agenzie di rating. «Per la Francia bisognerebbe tirare il campanello d’allarme – si legge -. Tra i sei Paesi che godono della tripla A nella zona euro, la Francia ha ottenuto il peggior voto». E ancora: «I risultati sono troppo mediocri per un Paese che vuole rimanere in testa». Ma sulla psicologia dei mercati deve aver pesato anche il downgrade dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, che giovedì scorso ha abbassato «per errore» il rating della Francia. Una svista che per alcuni potrebbe suonare come un pauroso dejavu.

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