Passera, il banchiere che dovrebbe salvare l’azienda Italia (e gli italiani?)
Il banchiere è ora ministro di Sviluppo Economico e Infrastrutture. Grande esperienza di salvataggi aziendali, ma è un fan dell'accentramento: pmi e rinnovabili a rischio
Scritto da Sirio Valent il 17 novembre 2011 in Economia
Corrado Passera salverà l’azienda Italia, come ha salvato Intesa San Paolo e Poste Italiane? E chi salverà in questa crociata? La battaglia dell’ex presidente della banca torinese – ora ministro delle Infrastrutture e dello Sviluppo Economico – è appena iniziata. Il successore del trio Scajola-Berlusconi-Romani ha il curriculum in regola per risollevare l’impresa-paese, ma a quale costo? La morte delle pmi?
Passera è un uomo da situazione disperata. Quando entra in un’organizzazione sull’orlo della bancarotta – sia privata che pubblica – riesce nel giro di pochi anni a riportarla in attivo, inventando nuovi investimenti a fronte di una massiccia dieta dimagrante. Lo ha già fatto con le Poste Italiane: a lui si deve la nascita dei servizi finanziari di Banco Posta, e con essa il pareggio di bilancio raggiunto in 2 anni. L’operazione è costata 22mila licenziamenti e la precarizzazione dei neoassunti su contratti triennali: questi ultimi hanno anche dovuto pagare ai colleghi prepensionati i contributi mancanti, lasciando l’azienda senza impegni. Nel privato Passera ha preso da zero il nuovo Banco Ambrosiano di Calvi per trasformarlo nell’attuale gruppo Cariplo (tra i primi 6 in Italia), ha inventato la fusione Banca Intesa – San Paolo Imi (anche qui con massicci licenziamenti, e forse una punta di aiuto politico dal centrosinistra del quartierino) e traghettato la sua creatura oltre i marosi della crisi, con meno danni delle rivali.
Monti ha affidato a questo banchiere-prodigio i due dicasteri più scottanti, unificati in uno solo di formato maxi: Infrastrutture e Sviluppo Economico. I settori più difficili, perché nessun investitore estero o italiano crede davvero nella capacità di investire del nostro Stato – ed è su questo che si gioca la sopravvivenza dell’Italia tra le economie avanzate. Passera dovrà selezionare i progetti, tagliare i rami morti e rivalutare le scommesse vincenti. Sul piatto ci sono ancora le decisioni scottanti del piano Telecomunicazioni – col digitale terrestre in corso di realizzazione - le Grandi Opere del settore trasporti e i fondi per le piccole e medie imprese. Senza dimenticare la green economy, in particolare gli incentivi alle rinnovabili e le scelte sull’energia.
Il rischio maggiore è la prospettiva da “tagliatore di teste” di Passera. Il banchiere comasco rassicura i mercati finanziari, ma minaccia le imprese piccole: molti lo considerano campione dell’accorpamento aziendale, “accentratore” in termine dispregiativo . Convinto sostenitore delle fusioni e delle economie di scala (più sei grande più risparmi nel produrre), potrebbe imporre alle aziende la scelta grow or die: cresci o muori. Con la soppressione di moltissime pmi e posti di lavoro, considerate l’humus economico dello Stivale. Nel settore dell’energia, questo significherebbe centralismo – in chiave nuclearista, in appoggio al neoministro dell’Ambiente Clini. E nei trasporti, l’accelerazione su Tav e Ponte sullo Stretto (sempre che si vogliano proseguire, e sul secondo il neoministro non ha voluto pronunciarsi). Una manna per i grandi capitali bancari, che potrebbero investire su progetti “blindati” ed enormi: ma il lastrico per le aziende medio-piccole, tagliate fuori dai veri investimenti.
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Vale
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Carolus

