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Diritto di critica | July 16, 2018

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La "lobby" dei pensionati che unisce i sindacati - Diritto di critica

La “lobby” dei pensionati che unisce i sindacati

Dopo un incontro a Roma è arrivata l’ufficialità: Cgil, Cisl e Uil tornano in piazza insieme . I sindacati confederali hanno indetto tre ore di sciopero per lunedì 12 (otto per il pubblico impiego la settimana successiva), per chiedere al Governo Monti maggiore equità sulla manovra economica. Di fatto, è bastato toccare le pensioni per far superare alle tre sigle anni di schermaglie e diversa visione della questione lavorativa nel nostro Paese: non propriamente la rinata unità sindacale di cui si parla in queste ore, quanto piuttosto un’unione di scopo. Facile capire il perché. I pensionati sono la stragrande maggioranza delle tre organizzazioni, interessati in maniera importante dal dl in discussione.

Anni di berlusconismo condito dalle ricette dell’ex ministro Sacconi, minacce all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, stretta sui lavoratori atipici e le drammatiche vertenze Fiat a Pomigliano e Mirafiori non hanno smosso Cisl e Uil dalle loro posizioni collaborative con l’esecutivo in carica. La revisione del sistema pensionistico da parte del ministro Fornero, invece, ha spinto i segretari Bonanni e Angeletti a proclamare in fretta due ore di astensione dal lavoro, seguiti dalla Camusso che ha proposto quattro ore: alla fine se ne faranno tre. Una strada comune che è presto spiegata dall’incidenza degli ex lavoratori sulle strutture sindacali: dai dati del tesseramento 2010 si evince come sui 5 milioni e mezzo di tesserati Cgil, quasi tre milioni sono dello Spi (Sindacato Pensionati Italiani); dei quattro milioni di iscritti della Cisl, oltre due milioni sono Fnp (Federazione Nazionale Pensionati); dei meno di due milioni Uil, meno di 600mila hanno completato il loro percorso lavorativo. I pensionati, insomma, sommati raggiungono quasi il 48% dei tesserati totali delle tre sigle. Si tratta di una cifra esorbitante, se si pensa che i lavoratori atipici oscillano tra l’1 e il 2% degli iscritti.

Lunedì si manifesta per “il cambiamento”, portando avanti una piattaforma onnicomprensiva di ciò che per i sindacati non va nella manovra Monti, con un metodo di lotta in alcuni casi usurato e davvero poco incisivo se limitato a tre ore. E poi ci sono i precari che sono sempre i più meritevoli di attenzione da parte dei sindacati, ma che non potranno protestare, perché privi di diritto allo sciopero. Senza contare che per i lavoratori Cgil si tratta, di fatto, del settimo sciopero da novembre 2009 (seppure non tutti da otto ore), con un’incidenza sulla busta paga che di mese in mese si fa considerevole, senza apparenti conquiste.