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Diritto di critica | July 15, 2020

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Roma con i conti in rosso, il Campidoglio si vende i palazzi - Diritto di critica

Roma con i conti in rosso, il Campidoglio si vende i palazzi

Tecnicamente è stata chiamata “valorizzazione dei beni“, nella pratica il Campidoglio si prepara a vendere o a mettere a rendita i suoi palazzi più importanti. Con un debito pari a 9,1 miliardi di euro accumulato – e nonostante il piano di ripianamento, ancora ben presente – negli anni e nei decenni passati, l’amministrazione romana conta di recuperare con una prima dismissione almeno 100 milioni di euro. E come il Campidoglio, anche l’azienda di trasporti romana, l’Atac, metterà all’asta quattro edifici, per un totale di 27,5 milioni di euro.

Nella Capitale, dunque, si raschia il fondo del barile. Unica città in cui si parla di “commissariamento del debito” da quasi tre anni, pari a circa 3.200 euro per ogni residente. Il contributo per il piano di rientro è di 500 milioni di euro l’anno. Di questi 300 milioni li versa lo Stato, 200 il Comune di Roma attraverso l’aliquota dello 0,4 per mille dell’Iperf e dei diritti di imbarco su Fiumicino. Adesso “contribuiranno” anche i gioielli del Campidoglio.

Secondo un focus pubblicato sul Sole 24 Ore “Roma”, tra i primi edifici che il Campidoglio dovrebbe “valorizzare”, le prestigiose sedi della Polizia Municipale alle spalle del Collegio romano e lo storico Mercato dei Fiori in zona Prati, quest’ultimo potrebbe venir trasformato in un centro commerciale o direzionale. Ci sono poi l’edificio di sei piani in viale Manzoni (dietro la basilica di San Giovanni in Laterano), sede dell’Assessorato alle Politiche Sociali in capo al vicesindaco Sveva Belviso e la sede dell’Assessorato al Commercio in via dei Cerchi, vista Circo Massimo. Senza dimenticare alcuni terreni esterni al Raccordo Anulare che potrebbero essere resi edificabili. Il tutto, sulla base di un protocollo d’intesa siglato con l’Anci, l’Agenzia del Demanio e l’Agenzia del Territorio, per realizzare un più ampio piano di dismissioni, da studiare a tavolino. Ad occuparsene sarà un’apposita Unità Tecnica che effettuerà uno screening ragionato del patrimonio. Roma svende se stessa per rientrare di un buco più simile a un pozzo senza fondo che non a un debito. E su tutto pesa il Patto di Stabilità.

L’auspicio è che – effettuata questa prima tranche di vendite funzionali a dare un minimo di ossigeno alle casse capitoline – gli altri patrimoni non vengano venduti – con ricavi una tantum – ma siano messi a reddito, in modo da fruttare nel tempo. Parallelamente a una riduzione dei costi e degli affitti passivi.

Twitter@emilioftorsello