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Diritto di critica | October 29, 2020

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Se la Camorra diventa uno status symbol su Facebook - Diritto di critica

Se la Camorra diventa uno status symbol su Facebook

C’è chi ci muore. E c’è chi invece ci gioca su Facebook, postandone frasi, atteggiamenti e foto emblematiche: armi da fuoco, giovani dietro le sbarre e slogan del tipo “la libertà non ha prezzo, ma l’onore non si compra”. Anche questa è la camorra su Facebook: e accanto ai link e alle pagine dedicate a chi cerca di combatterla o a causa sua ha perso la vita, compaiono anche pagine dai titoli “Malavita napoletana”,  “Camorra&love” o affini. Come se fosse che una sciocchezza, una moda. O uno status symbol.

Superficialità machista da Facebook? Opera di qualche ragazzetto male informato? Forse. O forse no, dato che si tratta di pagine che raccolgono decine di migliaia di likenel caso della pagina “Malavita Napoletana”, ad esempio, si parla di 182.638 “mi piace” – e i cui commenti non lasciano adito a dubbi circa il modello proposto: e allora, insulti alle forze dell’ordine, immagini di pistole e violenza o cartelli con la scritta “Chi tradisce è un infame”. E ancora, commenti del tipo “la mafia è troppo gangsta!! W il sud che c’abbiamo il mare e la malavita!”, “la malavita quando aveva in mano il governo ci faceva vivere benissimo non bene”, “Forza e coraggio che la galera è di passaggio”, “Si sà comm s nasc… Ma nun s sà comm s mor!” (correlata da una fotografia di una pistola puntata), “Non sono un santo e sono fiero di non esserlo” (accanto alla foto di Totò Riina), “evvaii w napoli w la camorra”, e via dicendo.

L’elenco è lungo, ma lo stampo è chiaro. Pretendere rispetto, ottenerlo con qualunque mezzo, non sottostare a nessuna regola, non tradire gli amici ed i “fratelli”: così si comporta un vero uomo. Altrimenti, si è deboli. O peggio, “infami”. Parole e codici della malavita diventano così le parole ed i codici delle nuove generazioni, e su internet trovano una strada ampia e veloce: la camorra così presentata non è un reato, un cancro che distrugge le vite e la società civile di un paese, ma diventa un vanto, un simbolo di forza e potere. Il modello mafioso assurge a modello di virilità da imitare e la violenza a metodo auspicato per risolvere qualsiasi questione: che siano problemi di cuore, di amicizie tradite, di lavoro o di stato, poco importa. E in tutto questo, la percezione di un orgoglio che trova nella malavita la sua ragione di esistere: “w napoli, w la camorra”.

Questo modello, propinato tanto alla luce del sole in uno dei social network più frequentati, di certo non è l’unico né quello predominante. Ma viene spontaneo chiedersi che valore possano avere realmente affermazioni di questo tipo: pagliacciate da ragazzi, slogan riportati in un eccesso di superficialità, oppure un modello che – nonostante tutte le battaglie fino ad ora combattute – è ben lungi dall’essere estirpato o anche solo intaccato?

Comments

  1. ……

  2. Luca

    Camorra è un termine giornalistico. Nessun affiliato lo userebbe, tantomeno un fiancheggiatore od un simpatizzante.

    È una pagliacciata.

    • Erica Balduzzi

      nessuno ha detto che la usano gli affiliati, piuttosto che viene usata con leggerezza, come se si trattasse non di un sistema che uccide ma di un simbolo di potere e “machismo”. 

    • Erica Balduzzi

      nessuno ha detto che la usano gli affiliati, piuttosto che viene usata con leggerezza, come se si trattasse non di un sistema che uccide ma di un simbolo di potere e “machismo”. 

    • Erica Balduzzi

      nessuno ha detto che la usano gli affiliati, piuttosto che viene usata con leggerezza, come se si trattasse non di un sistema che uccide ma di un simbolo di potere e “machismo”.