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Diritto di critica | August 15, 2020

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Al voto la Costituzione egiziana. "Numerosi brogli e irregolarità"

Si è svolto nella giornata di sabato il primo turno del discusso referendum sulla nuova Costituzione egiziana. Si è votato al Cairo, ad Alessandria e in altre otto province mentre il resto del paese andrà alle urne al secondo e ultimo turno che si terrà sabato prossimo.

Più poteri al presidente e rischio sharia. Un referendum osteggiato fin dall’inizio dall’opposizione, la quale chiedeva un suo rinvio affinché si potessero apportare le dovute modifiche a un testo costituzionale votato in gran fretta e dopo che gli schieramenti non-islamisti si erano ritirati dall’assemblea in segno di protesta. Una costituzione vista da gran parte degli egiziani come pericolosa in quanto accentrerebbe i poteri sul presidente e permetterebbe alla sharia di diventare la prevalente fonte legislativa.

Quel doppio turno senza senso. Il referendum è però partito molto male, con tutta una serie di elementi che mettono seriamente in discussione la sua validità; in primis la decisione di far svolgere il procedimento in due turni rischia di minare il principio di pari opportunità dei cittadini, come stipulato nella costituzione, in quanto coloro che vengono chiamati a votare al secondo turno hanno più tempo per leggere e studiare la bozza costituzionale. In aggiunta, i risultati del primo turno possono chiaramente influenzare i votanti del secondo turno.

Controlli insufficienti. Vi è poi il problema dei giudici, i quali non sembrano essere sufficienti a coprire la supervisione di tutti i seggi. Nasser Amin, a capo del Centro per l’Indipendenza della Magistratura e della Professione Legale, ha dichiarato che un ristretto numero di magistrati ha sovrainteso le votazioni nei centri elettorali più grandi, ma non in numero sufficiente da permetterne un adeguato controllo. Inoltre, sempre secondo quanto dichiarato da Amin, il governo ha incaricato diversi membri delle istituzioni giudiziarie di sovrintendere i procedimenti elettorali, non necessariamente magistrati ma anche solo semplici impiegati liberi dai vincoli imposti alla magistratura.

“Numerose irregolarità”. Sono inoltre giunte denunce anche da parte di diverse organizzazioni per i diritti umani, le quali hanno chiesto di ripetere il referendum a causa di numerose irregolarità e violazioni come il permettere la congregazione di membri dei Fratelli Musulmani all’interno dei seggi elettorali, la propaganda effettuata all’interno di moschee il tentativo di proibire il voto ai cristiani e alle donne, nonché la chiusura anticipata di alcuni seggi. Nel weekend sulla rete è poi apparso un filmato che mostra delle donne che protestano dietro delle sbarre mentre vengono presi i loro documenti di identità per far votare altri al loro posto, una scena a dir poco agghiacciante.

“Protestiamo contro i brogli”. Intanto il Fronte di Salvezza Nazionale ha invitato la popolazione a scendere in piazza nella giornata di martedì per protestare contro i brogli su larga scala messi in atto durante il processo elettorale. Una cosa è indubbia, questo referendum risulta essere per molti egiziani l’ennesima “forzatura” del governo Mursi e rischia di generare ulteriori divisioni all’interno di una società già fortemente spaccata, con tutte le potenziali drammatiche conseguenze.

I dati parziali. Nel contempo alcuni parziali ma interessanti dati giungono dal Cairo e Gharbiya dove i votanti avrebbero detto no alla costituzione (rispettivamente il 57% e il 52,1%). I Fratelli Musulmani sostengono invece che il 56,5% dei votanti appoggiano il testo costituzionale. L’affluenza al voto, anche se non-ufficiale, sarebbe del 32% circa, di gran lunga minore rispetto alle elezioni presidenziali e parlamentari post-Mubarak. Tutti dati comunque non sono ufficiali in quanto bisognerà attendere il secondo turno programmato per sabato 22 dicembre.

Risulta ormai evidente che gran parte degli egiziani esige una vera costituzione, strutturata in modo da garantire i diritti di tutti e non un testo approssimativo che si presta ad ambigue interpretazioni e strumentalizzazioni da parte di quelle frange islamiste che puntano a fare i propri interessi piuttosto che quelli del popolo egiziano.

 

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