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Diritto di critica | October 15, 2019

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Monti o Vendola. Il grosso dilemma di Bersani

Monti o Vendola. Il grosso dilemma di Bersani

Bersani-Monti, alleanza più vicinaIn mezzo a due fuochi. Così deve sentirsi Bersani. Due fuochi “amici” che rischiano però di logorarlo molto più di quanto già stia facendo Silvio Berlusconi con la sua “spumeggiante” campagna elettorale. Così, il segretario del Pd si ritrova tirato per la giacchetta dal moderato Mario Monti e dal “radicale” Nichi Vendola, ma con l’amara consapevolezza che oramai il centro-sinistra “Italia Bene Comune” non è e non sarà auto-sufficiente per governare l’Italia.

Gli errori di Bersani. La colpa è certamente anche del segretario del Pd. In silenzio per troppo tempo, ha atteso l’avversario. Ma quell’avversario si chiama Silvio Berlusconi, l’unico leader in grado di recuperi eccezionali anche grazie al suo populismo nazional-popolare con il quale riesce a punzecchiare con facilità impressionante la pancia degli italiani. Bersani lo ha sottovalutato, nonostante precedenti illustri. Ma ha anche sopravvalutato l’onda benefica delle primarie che non avrebbe potuto garantire nel tempo un vantaggio “bulgaro” che era stato indicato dai sondaggi di dicembre, soprattutto perché quell’onda doveva essere alimentata con la presenza costante sui media.

Renzi, mal sfruttato. Bersani ha poi anche sottovalutato l’effetto Renzi. Eppure gli stessi sondaggi parlavano chiaro. Con il sindaco di Firenze candidato premier, la coalizione avrebbe potuto raggiungere il 40%. E la sconfitta di Renzi ha rappresentato, per tutte quelle persone – essenzialmente elettori senza un partito di riferimento – che vedevano in lui qualcosa di nuovo nel panorama politico, una delusione forte che li ha – nei fatti – allontanati dal centro-sinistra e dal Pd.

Monti, tappa obbligata. Ora Bersani deve guardare avanti. E nel futuro – se dovesse finire come gli attuali sondaggi stanno evidenziando in quest’ultimo periodo – c’è Monti. Il Professore non è più l’optional di una coalizione a trazione Pd, come indicato nella carta d’intenti, ma diventa l’accessorio “di serie” senza il quale la grande macchina (qualcuno già rievoca la “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria) non può muoversi.

Vendola vs. Monti. Monti è disponibile ad allearsi con il Pd. Lo era prima, lo è anche oggi. Ma pone (anzi ripropone) la condizione essenziale alla sua apertura: no a Vendola nell’alleanza. Dall’altra parte, però, anche il presidente della Regione Puglia non vuol sentir parlare del Professore, “Troppe differenze”. Così l’alleanza di centro-sinistra trema. E pensare che ancora non è al governo. Ora la “crisi” deve rientrare alla svelta. Così Bersani prova a mettere in campo la carta d’intenti di Italia Bene Comune. “Caro Nichi, l’apertura a Monti è nei patti che anche tu hai sottoscritto”, gli ha detto Bersani in una telefonata. E dall’altra, però, il segretario Pd è costretto, pur non potendo, a dettare le proprie condizioni a Monti: “Vendola è con noi, non ci rinuncio”.

Bersani si prepari al peggio. Tuttavia, appare francamente difficile immaginare Monti disposto a sedersi intorno al tavolo con Vendola, al di là delle riforme istituzionali che il Professore e il centro-sinistra dicono di voler portare a termine. Quindi Bersani deve prepararsi al peggio, anche a dover mollare l’alleato più fedele per garantire all’Italia governabilità. L’unica alternativa sarà una legislatura a termine (due anni), per proseguire l’agenda Monti con Vendola che garantirà un appoggio esterno.

L’inciucio che non piace. Di fronte a questa enorme confusione il vero errore comunicativo è apparire disuniti e in confusione, esattamente quello che Vendola, Bersani e Monti stanno mostrando agli italiani. Ma prima di parlare del futuro, il segretario Pd e il Professore farebbero bene a parlare del presente e a colpirsi a vicenda con fair play. Uno rimane il leader del centro-sinistra, l’altro il leader del centro. Due coalizioni che si contendono la vittoria. Dopo il 25 febbraio si vedrà.

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