Nuovi criteri per il taglio delle province. Convenienti, ma solo in apparenza

Contrariamente alle previsioni più pessimiste, la Commissione degli Affari Costituzionali rilancia con sommo gaudio il taglio delle piccole province, già ponderato da Giulio Tremonti. E lo fa modificando i paletti precedenti, questi ultimi validi unicamente per territori “non di confine, con un numero di abitanti non superiore a 220.000 e non appartenenti a regioni a statuto speciale”. Leggendo la “breve” riportata dall’edizione on-line del Corriere della Sera intorno alle 16:30 di ieri, si deduce che le province debbano possedere un minimo di 200.000 unità. Quindi, ancora una volta, vengono tralasciati nella pratica i criteri prettamente geografici, quali la vicinanza ad altre città rilevanti, la superficie territoriale o la densità.

Sempre riproponendo il quesito “perché proprio quota 200.000?”, bisogna notare anche una particolare deroga per quanto riguarda le “aree montane al 50%”: in tal caso, la quota dei residenti dev’essere superiore a 150.000, probabilmente dettata dalla logica della conformazione orografica. Non è però del tutto chiaro se vengano interessate, stavolta, anche Valle d’Aosta, Trentino – Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Ma, sapendo che la provincia di Aosta, di fatto, non esiste; sapendo che Trento e Bolzano sono entrambi capoluoghi e sapendo dei precedenti sardi, difficilmente la riforma potrebbe applicarsi alle 5 regioni citate (salvo trattative e conseguenti colpi di scena).

L’articolo pubblicato in rete dal “Corsera” presenta un’entusiasta introduzione: “Piccole province addio, ritornano d’attualità le misure inizialmente previste nella manovra”. E poi illustra, in modo molto generico, le nuove decisioni studiate per il caso. Evidentemente la “redazione” non ha considerato “cronaca” né la casistica concreta riguardante le regioni a regime particolare, né l’effettivo numero delle province tagliate – almeno inizialmente, poi ha rimediato nella serata –. Tantomeno ha evidenziato le differenze tra le diverse stesure del provvedimento.

Comunque, considerando i nuovi criteri (ed escludendo dunque le regioni a statuto speciale), ad una prima occhiata verrebbero cancellate Isernia (e di conseguenza Campobasso, in quanto sono due le province del Molise), Rieti, Vibo Valentia, Vercelli e Fermo (appena creata). Ebbene si: 5/6 su 110. Un numero inferiore addirittura rispetto alla prima idea. Come si evince da mappe e statistiche, affatto empiriche, realtà come Sondrio, Verbania o Biella, ubicate nelle valli alpine, difficilmente verrebbero sfiorate dalla “retrocessione” a semplici città.

Il risparmio, in proporzione, sarebbe a dir poco irrisorio, vista anche l’eloquente “piccolezza” dei settori coinvolti. Eppure alcuni commenti alla notizia sono positivi (sparsi in mezzo a quelli critici): c’è chi parla di “inizio di abolizione totale”, chi intravede “la direzione giusta”. Di conseguenza è analizzabile una diffusa superficialità nel “leggere” un’agenzia, nell’assorbire e prendere per buona qualsiasi informazione emersa. Anche questo post, in linea teorica, dev’essere analizzato con beneficio di inventario: l’errore o l’omissione scappa sempre e solo un confronto può chiarire alcuni punti più oscuri. Tuttavia, in alcuni casi, i fatti dovrebbero essere quantomeno lampanti. E  meritano l’obiezione, non polemica, di chi di dovere. Questo è il lavoro che spetterebbe ad un giornalista, non di certo ad un navigatore occasionale o al compratore di un quotidiano.

Invece, comparate alle poche righe chiarificatrici sulla fattispecie fin qui mostrata, il “Corriere” ne alterna di più su un argomento di interesse “generale”: l’intervista ad un’ “amica” comune di Mario Balotelli, giocatore dell’Inter, e Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia.

L’Italia (quella cartografica) è roba da sfigati.

Approfondimento: le “Politicamente Scorrette” Fregonara-Meli “salvano” il Corriere.

Di Leonardo Mangini

Pugliese, 26 anni, laureando in Giurisprudenza. Appassionato di giornalismo e politica (ma non solo), scrivo per alcuni periodici locali e sul blog Sciccherie. Collaboro anche con Faccio Cose Vedo Gente e l'Olandese Volante.

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