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Diritto di critica | April 22, 2021

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Il governo taglia i fondi, a rischio il numero verde Antitratta e 80 posti di lavoro - Diritto di critica

Italia modello da seguire nella lotta alla tratta degli esseri umani. Ma solo fino al 31 luglio prossimo quando – a meno di improvvisi cambiamenti – verranno chiuse 14 delle 15 postazioni regionali e interregionali del numero verde Antitratta, un canale attivo 24ore su 24 a cui possono rivolgersi vittime e forze dell’ordine per denunce e segnalazioni. Secondo il piano comunicato dal Governo, infatti, il Ministero per le Pari Opportunità, guidato dal ministro Mara Carfagna, prevede di lasciare in funzione la sola postazione centrale del numero Verde che si trova a Venezia, chiudendo quelle nelle periferie.

Il contraccolpo andrà ad investire sia l’aspetto occupazionale, con 80 operatori specializzati che perderanno il posto di lavoro, sia quello del contrasto ai trafficanti di esseri umani. «Il 5 luglio scorso – spiega a Diritto di Critica Tiziana Bianchini, responsabile Aree Immigrazione e Tratta della cooperativa Lotta Contro l’emarginazione di Milano – si è riunita la Commissione interministeriale sulla tratta e ha deciso che non ci sarebbero stati fondi per l’articolo 13, come previsto dal bilancio del novembre 2009, decisione che però non era stata comunicata alle associazioni». Il numero verde, prosegue Bianchini, «è gestito dal comune di Venezia che fa un primo filtro sulle telefonate e in relazione alla provenienza della chiamata smista le segnalazioni alle postazioni locali che curano i contatti con le forze dell’ordine del posto e le associazioni». In situazioni in cui la rapidità d’intervento è fondamentale, adesso potrà accadere di ricevere a Venezia una segnalazione su Reggio Calabria e di dover iniziare a cercare il più velocemente possibile eventuali referenti sul territorio. Con una postazione in loco, è evidente, i passaggi sarebbero più immediati e molto meno complicati. «Sabato – prosegue Tiziana – tutte queste postazioni chiuderanno per lo stop ai finanziamenti agli enti locali».

Insieme all’Unione delle Province italiane (Upi), alla Caritas, alla Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza (Cnca) e a numerosi altri Enti, le associazioni hanno scritto al ministro Carfagna e al suo Capo Dipartimento, Massimo Condemi, senza ricevere – almeno per ora – alcuna risposta.

«Questo sistema – aggiunge Marco Bufo, responsabile degli interventi nazionali sulla Tratta dell’associazione On The Road – è un modello di riferimento in Europa e nel mondo ma in questa fase c’è un atteggiamento contraddittorio da parte del governo: si tagliano i fondi anziché migliorare quanto fin ora ha dato ottimi risultati. Per arrivare almeno alla fine del 2010, chiediamo che vengano messi a disposizione i 600mila euro necessari e convocato un Tavolo con le istituzioni per ridefinire insieme l’assetto complessivo del sistema di aiuto alle vittime di tratta».

Le associazioni, infine, protestano anche per il poco preavviso – appena 10 giorni – con cui è stata comunicata la decisione di non rinnovare i finanziamenti alle postazioni locali. «Si sta affossando il sistema – conclude Bufo –  e si va a compromettere anche la lotta alla criminalità. Nel momento in cui abbiamo davanti un Governo che ci tiene particolarmente alla sicurezza, vorremmo che si comportasse in maniera coerente».

Comments

  1. isoke aikpitanyi

    La Finanziaria taglia i fondi contro la tratta: forse dovranno chiudere le postazioni del Numero Verde, forse salteranno i finanziamenti per i progetti dell’articolo 13 e dell’articolo 18.
    Le associazioni anti-tratta protestano. Mi si chiede di dire la mia, dopo che a Genova è stata annunciata la mia candidatura a testimonial antitratta del Parlamento Europeo.
    Dico, anzitutto, che il Parlamento Europeo ha raccomandato che gli Stati membri sostengano le vittime della tratta, senza se e senza ma; in Italia troppi se e troppi ma hanno reso incompleta e inefficace l’applicazione dell’articolo 18.
    Non si dimentichi, comunque, che Numero Verde e Articolo 18 hanno potuto sostenere solo una vittima su dieci, un risultato che, visto dalla parte delle vittime della tratta, non è così positivo come si continua a dire.

  2. isoke aikpitanyi

    Oggi in Itala ci sono almeno dieci mila maman, che sono per lo più ex vittime per le quali entrare nella mafia è stato più facile che uscire dalla tratta grazie agli strumenti giuridici e sociali esistenti; le maman hanno un numero esorbitante di collaboratrici e collaboratori, hanno appoggi in numerose comunità e associazioni nigeriane che non si impegnano contro la tratta; e hanno il sostegno di tanti, troppi “pastori”. L’attività svolta fino ad ora contro la tratta ha solo sfiorato queste realtà.
    La mia rete è attiva da dieci anni senza aver mai avuto accesso a fondi e a finanziamenti pubblici, il che mi spinge a dire che la rete delle associazioni accreditate che oggi giustamente lamentano tagli e limitazioni, deve attrezzarsi per lavorare ugualmente ed evitare quel che è già successo in passato, è cioè, che i servizi si fermino. Sono certa che un rilancio e nuove sinergie tra diverse esperienze antitratta siano possibili, proprio a fronte della crisi e per trovare nuove risorse e nuovi interventi.
    Noi abbiamo diverse proposte in tal senso da discutere anche con la parte politica al governo e alla opposizione.

  3. isoke aikpitanyi

    Con i fondi dello Stato o senza fondi, allora, questo è il momento di attuare una grande mobilitazione contro la tratta, a sostegno delle vittime. Ci vuole un forte coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni; ci vuole un forte riconoscimento della società per il ruolo che svolge a sostegno delle vittime della tratta, impegnando come sponsor/tutor in modo autofinanziato, persone, famiglie e perfino ex clienti.
    Dobbiamo, infine, chiedere una moratoria giuridica per le ragazze nigeriane. le cui situazioni sono sempre più complicate.
    Isoke Aikpitanyi
    Associazione vittime ed ex vittime della tratta – Progetto la ragazza di Benin City

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