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Diritto di critica | May 13, 2021

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Il mercato italiano delle specie protette - Diritto di critica

Il mercato italiano delle specie protette

Un giro d’affari  internazionale che vale più di 100 miliardi di euro all’anno e in cui l’Italia rappresenta uno dei più grandi mercati: il traffico di animali e piante rare non si ferma, anzi, secondo l’ultimo rapporto del servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato, sarebbe addirittura in aumento. Il servizio Cites – la speciale unità incaricata di vigilare sull’applicazione della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora a rischio di estinzione, alla quale aderiscono 177 paesi – ha presentato ad inizio febbraio il bilancio 2010 dei controlli effettuati in tutta Italia, delineando un quadro a tinte fosche.

Sono stati più di 41.000 i controlli in Italia nel 2010, di cui 1.500 sul territorio nazionale e 39.000 in ambito doganale: sebbene in leggera diminuzione rispetto al 2009, hanno portato ad un incremento nei sequestri pari al 90% in più rispetto all’anno precedente,  per un valore complessivo di 2 milioni e 950.000 euro. «Rispetto al 2009 – si legge nel rapporto del servizio Cites – si è avuto un aumento del 43% dei sequestri di animali vivi, del 90% dei sequestri di prodotti derivati da animali e del 93% dei sequestri di prodotti di pellame». Il maggior numero di controlli si è verificato in Lombardia e Toscana, entrambe regioni dove è registrata una significativa presenza di aziende manifatturiere e di lavorazione di tali prodotti e un maggior transito di specie protette negli scali doganali. Tra gli animali preferiti dai trafficanti primeggiano i mammiferi, seguiti da rettili e invertebrati

Significativa al riguardo è stata l’operazione “Tostoino” dell’aprile 2010, che ha permesso di sgominare un’organizzazione che tra Siena, Como, Palermo e Benevento vendeva e trafficava via Internet testuggini protette: le oltre 100 tartarughe del Mediterraneo sequestrate, appartenenti a specie tutelate dalla Convenzione di Washington per un controvalore stimato di oltre 200.000 euro,  erano legate e immobilizzate con nastro da imballaggio e spedite come oggetti in pacchi postali. «C’erano anche esemplari di Testudo marginata, – si legge sul dossier 2010 del Cites – presente quasi esclusivamente in Sardegna, che può raggiungere sul mercato illegale quotazioni fino a 1000 euro in Germania e addirittura di 5000 euro in Giappone». 

Oltre agli animali, un altro campo di interesse per le indagini del servizio Cites è stato quello della diffusione di alimenti, pseudo-farmaci e prodotti della medicina tradizionale orientale derivati da specie animali e vegetali minacciate di estinzione. L’operazione internazionale TRAM (Traditional Medicine) del febbraio 2010, promossa e coordinata dall’Interpol – Enviromental Crime di Lione con il supporto del programma TRAFFIC del WWF e del Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato, ha portato alla luce un mercato molto più ampio di quanto si temesse: le indagini, protrattesi per l’intero mese di febbraio in 18 paesi in rappresentanza dei cinque continenti, hanno portato al sequestro in Italia di 30.000 confezioni tra integratori alimentari, medicine alternative orientali e cosmetici, 73 articoli in avorio, circa 3.000 articoli di pellame di rettile oltre a centinaia di pelli grezze di pitone e 29 chilogrammi di caviale di origine selvatica e 5 quintali di caviale contraffatto. Tra le specie tutelate dalla Convenzione ed utilizzati nella preparazione dei prodotti  – importati direttamente da India, Cina, Taiwan, Hong Kong e Vietnam – figurano tigri, orsi, rinoceronti, squali e piante tra cui orchidee rare, aloe, ginseng, Aucklandia hymalaiana, legno della vita e legno di Agar. I prodotti erano importati attraverso i porti di Mestre, Trieste, Napoli e gli aeroporti di Milano, oppure tramite  triangolazioni con la Francia e San Marino.

 E se gran parte del traffico di piante e animali esotici avviene attraverso le frontiere e le dogane, un ruolo sempre più significativo in questo tipo di commercio lo assume Internet: «il Corpo forestale dello Stato – continua il dossier – vigila anche sulla possibilità, già rilevata in molti casi segnalati, che gli utenti incorrano in vere e proprie truffe telematiche perpetrate mediante la proposizione di animali o oggetti derivati che non possono essere commercializzati e detenuti. Queste truffe si basano sulla richiesta di denaro via telematica o tramite bonifico su conti esteri e non tracciabili, alla quale non segue la spedizione della specie richiesta. Questo tipo di truffa è la nuova frontiera del crimine, insieme a quella della vendita, che sfrutta le specie protette per ricavare guadagni illeciti».

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