Prigionieri sul Sinai, Zerai scrive alla Commissione Europea

“Dal mese di novembre del 2010 siamo a conoscenza del dramma nel Sinai. A tutt’oggi diversi gruppi di persone si trovano in mano ai predoni, vengono torturate, picchiate e il riscatto che viene chiesto alle famiglie è addirittura raddoppiato. Una volta liberate, la polizia egiziana, senza preavviso, spesso li colpisce alle spalle, uccidendoli, mentre varcano il confine israeliano. Solo nelle ultime settimane più di dieci persone hanno perso la vita così.

Come abbiamo già fatto in passato, chiediamo che l’UE faccia una forte pressione sul Governo Egiziano per porre fine a questa drammatica situazione, ormai insostenibile che si consuma nel totale silenzio e nell’apatia della comunità internazionale.

Don Moussie Zerai – Cornelia I. Toelgyes, per il gruppo fb “Per la liberazione dei prigionieri nel Sinai”

E’ questa la lettera inviata alcuni giorni fa da don Mussié Zerai e da Cornelia I. Toelgyes al presidente della Commissione Europea, José Barroso, per riportare l’attenzione sulla realtà dimenticata dei profughi sequestrati sul Sinai. Una situazione  di palese violazione dei diritti umani che tutti gli Stati interessati, l’Occidente e numerose associazioni umanitarie internazionali quotidianamente dimenticano.

L’Egitto conosce il luogo in cui queste persone sono rinchiuse – quasi tutte di origine africana, ex deportati in Libia – ma fino ad oggi nessuna autorità si è mossa per liberarle. In ceppi e in alcuni casi costretti a farsi asportare un rene in cliniche clandestine per pagare il riscatto, i profughi stanno vivendo un inferno che pare non debba avere fine.

Gli appelli – fino ad oggi – sono rimasti quasi tutti in ascoltati, soprattutto da parte delle autorità egiziane ed israeliane che tanto potrebbero fare per risolvere la situazione e arrestare i trafficanti. “A tutt’oggi – giova ripeterlo – diversi gruppi di persone si trovano in mano ai predoni, vengono torturate, picchiate e il riscatto che viene chiesto alle famiglie è addirittura raddoppiato. Una volta liberati, la polizia egiziana, senza preavviso, spesso li colpisce alle spalle, uccidendoli, mentre varcano il confine israeliano. Solo nelle ultime settimane più di dieci persone hanno perso la vita così”. Ma l’Occidente di volta dall’altra parte.

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress