Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | July 29, 2021

Scroll to top

Top

Quel giorno che a Teano Garibaldi consegnò l'Italia ai Savoia - Diritto di critica

Quel giorno che a Teano Garibaldi consegnò l’Italia ai Savoia


Giunti alla fine di ottobre, i festeggiamenti per l’anniversario dell’Unità d’Italia sono ormai agli sgoccioli. Ma quello di oggi è un giorno da ricordare ancora una volta.

Anche se non fu la fine dell’uomo e delle sue iniziative, il 26 ottobre del 1860, data dell’incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, rappresentò la conclusione dell’epopea risorgimentale del Generale. Il suo capolavoro, la liberazione del Sud d’Italia dal dominio borbonico, era arrivato nella maniera più gloriosa possibile, e quella mattina, nella piccola località di Teano (Caserta), tutto passava nelle mani del re.

Ancora oggi gli storici si chiedono cosa sarebbe successo se il Generale avesse proseguito il suo cammino verso Roma, invece di essere fermato dalle logiche della politica e della diplomazia dell’epoca. Già 150 anni fa, infatti, i rapporti internazionali con le altre potenze erano fondamentali per aumentare prestigio e ottenere favori.

Non possiamo sapere se il futuro dell’Italia sarebbe stato diverso, ma sicuramente quel 26 ottobre ebbe di fatto inizio la storia di un nuovo Paese (anche se per avere la penisola tutta italiana dobbiamo attendere la prima guerra mondiale). Un Paese disomogeneo, spaccato, che nemmeno parlava la stessa lingua, e che si è portato dietro forse fino ad oggi diversità e disparità intrinseche.

Quel 26 ottobre fu il prologo di una nuova entità geografica e politica, ma per alcuni versi anche la resa personale di un personaggio come Garibaldi.

I giornali dell’epoca fantasticarono molto sulla giornata, e dedicarono fior di copertine all’evento. Dopo cinque mesi di battaglie e sacrifici, il Generale incontrava il re Vittorio Emanuele II e consegnava a lui «il potere che per tutti i titoli vi appartiene». Uno dei compagni dell’eroe dei due mondi, Cesare Abba, riferisce della maestosità dell’incontro, e di come chi era lì si sentisse parte di un evento epocale: «Non lo dimenticherò mai…un popolano (Garibaldi, n.d.r.) semplice come Curio Dentato, valoroso come Scipione, in nome del popolo strappa la corona al re di Napoli e dice a Vittorio Emanuele: è tua!».

In realtà tutto avvenne in pochi minuti: il re e Garibaldi, entrambi a cavallo, una volta salutatosi solennemente si allontanarono di qualche metro dai gruppi che li accompagnavano, e parlarono pochi minuti. Il Generale chiese accoratamente che i suoi uomini venissero inglobati nell’esercito del futuro Regno d’Italia, e annunciò di voler tornare nella sua Caprera. Niente compensi per lui, né alcuna ambizione personale che lo spingesse a chiedere di più.

Vittorio Emanuele si diresse per il pranzo in una proprietà vicina appartenuta fino a poche ore prima ai Borboni, Garibaldi invece mangiò una semplice fetta di pane e cacio su una panca, in una stalla, circondato dai suoi.

Un po’ di tristezza, lo sguardo mesto, la coscienza della fine di un’avventura. Il giorno seguente, proprietario di nulla e consapevole della sorte dei Mille, disse alla moglie di un compagno: «Signora, ora si ripasserà il Volturno, si ritornerà nei nostri campi o chi sa dove..ci hanno messo alla coda!».

E infatti nei mesi seguenti Garibaldi, deluso dalle promesse non mantenute, ebbe un lungo contenzioso con il re e il Parlamento: «Per sistemare la condizione dei miei prodi commilitoni – leggiamo nelle Memorie – io chiesi il riconoscimento dell’esercito meridionale come parte dell’esercito nazionale, e fu un’ingiustizia non concederlo. Si voleva godere il frutto della conquista, ma cacciarne i conquistatori».

Quella del post 1861 fu un’Italia piena di sfide e problemi da affrontare, e il Parlamento, espressione di una nuova classe dirigente che dominerà l’Italia liberale, era già, nelle parole di Garibaldi ma anche di molti nostalgici del vecchio modo di fare politica, un gruppo di «individui che non corrispondono degnamente all’aspettativa della Nazione».

 

 

Comments

  1. Alex

    A Garibaldi non sai cosa hai fatto!

  2. TheWizard

     1) “Il suo capolavoro, la liberazione del Sud d’Italia dal dominio borbonico” : non e’ stato un “capolavoro” di Garibaldi, che in realta’ era stato preso per i fondelli da Cavour che gli consegna poco piu’ di mille avanzi di galera. La liberazione, come la chiamate voi, in realta’ altro non era che una guerra di annessione allo stato dei Savoia. “Il dominio Borbonico”non era poi cosi male per Il Regno di Napoli che pagava poche tasse, non conosceva EMIGRAZIONE, ed era la terza citta’ piu’ ricca industrializzata in Europa(cioe’ nel Mondo); senza parlare della Cultura, che’ in questo campo era la Prima!2)”…. che si è portato dietro forse fino ad oggi diversità e disparità intrinseche.”
    disparita’ intrinseche? forse ti riferisci alla minore crescita degli ultimi anni del Sud rispetto al nord? se si sappi che queste “moderne” disparita’ sono nate dal governo Italiano che ai giorni nostri tiene a bada il Sud evitando di farlo crescere. I cari imprenditori nordisti hanno sempre fatto affari con le mafie del sud spartendosi soldi e torte, senza lasciare neanche le briciole ai sani Imprenditori del Sud che vedendosi disarmati e ammutoliti di fronte ai vari governi centrali che si sono susseguiti, hanno finito per abbandonare queste terre!
    ricordati che prima dell Invasione piemontese, il Regno di Napoli godeva di Oro e Monote d’oro (tuttora custodite gelosamente dalla Banca dItalia) per ben 20 volte in piu’ di tutti gli stati preunitari italiani!!! di cosa stiamo parlando??? la disparita’ intrinseca c’era : il piemonte (e l’italia) non avrebbero mai potuto fare tutto quello che hanno fatto fin ora se non avessero SACCHEGGIATo il Sud di tutti i suoi DANARi.
    3) Vero…i garibaldini del Sud non furono mai presi nella Guardia Nazionale (chissa’ come mai) e aggiungo che alcuni di loro finita la guerra con Garibaldi, tornati a casa, videro in che condizioni versava il Sud, e che guerre e soprusi e violenza stava patendo per mano nordista, che iniziarono a combattere i Piemontesi..CHISSA’ come maI!!!