Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | September 17, 2021

Scroll to top

Top

Prokhorov, l'oligarca "liberale" che sfida Putin - Diritto di critica

Prokhorov, l’oligarca “liberale” che sfida Putin

E così spuntò l’oligarca liberale. A sfidare Vladimir Putin nella corsa alla presidenza, sarà Mikhail Prokhorov, uno degli uomini più ricchi di tutta la Russia. Come un moderno Berlusconi, ha deciso di scendere in campo con l’obiettivo di accaparrarsi i voti della disincantata classe media.

L’oligarca scende in campo. “Ho preso una decisione, probabilmente la decisione più importante della mia vita”, ha dichiarato lunedì scorso l’oligarca in conferenza stampa. “Mi candido alle elezioni presidenziali”. Prokhorov ha presentato la sua candidatura come una sfida nei confronti del potere putiniano. “La società si sta svegliando, che piaccia o no”, ha dichiarato. “Se il potere, nel senso più ampio del termine, non dialoga (con i manifestanti – ndr), quel potere è destinato ad abbandonare il campo”.

Una candidatura, con il trucco. Ma molti analisti sospettano che si tratti di una candidatura fasulla. Molti pensano che si tratti solo di una mossa dell’oligarchia russa per incanalare e dirigere il malcontento della classe media. Infatti, la scelta di correre alle prossime elezioni presidenziali giunge dopo parole tutt’altro che negative che Prokhorov ha rivolto al premier russo sul suo blog nei primi giorni della protesta: “Che vi piaccia o no, Putin è finora l’unico che può in qualche modo gestire questa inefficace macchina di governo”.

Un uomo di successo e di scandali. Prokhorov è a tutti gli effetti un uomo del potere. Ha realizzato un impero scivolando tra uno scandalo e un altro. Il più noto è quello relativo ad un giro di prostituzione in Francia. Oggi possiede parte di una delle più importanti società metallurgica specializzata nell’estrazione dell’oro e la squadra di basket New Jersey Nets negli Stati Uniti.

Il sospetto di un inciucio. Il movimento di protesta della Russia, che ha portato in piazza 50mila persone per denunciare brogli elettorali, ha costretto il Cremlino a riconoscere il vuoto di rappresentanza liberale al governo. Ma, di fronte al sospetto che la candidatura dell’oligarca possa essere nata da un accordo con il partito al potere, il governo, guidato da Putin, ha subito preso le distanze. Dmitry Peskov, portavoce dell’ex uomo del Kgb, ha dichiarato che il governo non è stato coinvolto nella decisione di Prokhorov: “Non ha niente a che fare con noi. Non abbiamo nulla a che fare con lui”.

Un vuoto “liberale”. Al di là di sospetti, più o meno legittimi, la scelta di Medvedev di rinunciare alla corsa per il Cremlino potrebbe aver innescato questa spirale di proteste. Il presidente russo ha da anni raccolto intorno a sé il consenso di liberali filo-occidentali e la rinuncia a ricandidarsi è stata per molti una vera e propria delusione. Ora tocca a Prokhorov, ma molti dubitano che la sfida potrà essere reale.