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Diritto di critica | November 27, 2022

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Se gli orafi dichiarano meno degli operai - Diritto di critica

Se gli orafi dichiarano meno degli operai

La crisi morde per tutti. Ma per qualcuno morde forse un po’ troppo, almeno stando alle dichiarazioni dei redditi. I dubbi emergono dalle ultime statistiche fiscali pubblicate dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia: numeri che in molti casi parlano di lavoratori autonomi con guadagni pari o inferiori a quelli di operai e dipendenti. Spesso proprio tra quelle categorie che potrebbero essere interessate dal contestate provvedimento del Governo sulle liberalizzazioni.

Ecco allora che nelle tabelle compaiono i tassisti – con un reddito medio annuo di 14.200 euro – ma anche  i baristi (15.800 euro) o gli orafi, il cui reddito medio arriva ai 12.300 euro. Un elenco lungo, quello stilato dal Dipartimento, basato sulle dichiarazioni di reddito dei lavoratori indipendenti e delle imprese di piccole dimensioni (che fanno riferimento agli studi di settore dell’anni di imposta 2009) e che mette in luce una situazione anomala: se da un lato infatti è di certo vero che la situazione economica ha influito negativamente anche sulle aziende in questione, dall’altro gli incassi di alcune categorie colpiscono proprio per la loro scarsezza. In alcuni casi, infatti, secondo le dichiarazioni dei redditi non si arriva neanche a mille euro al mese.

La lista comprende tra gli altri anche gli esercenti degli stabilimenti balneari (con 13.600 euro di reddito), i pasticceri con un giro d’affari di 19.000 euro annui o le tintorie lavanderie, che arrivano mediamente a 8.800 euro all’anno. E ancora, gli 11.900 euro degli esercizi alberghieri e affittacamere, oppure gli autosaloni (12.000 euro) e i fiorai, con una differenza minima nel caso abbiano il negozio o vendano la merce sulla bancarella (12.600 euro contro 12.300). Ma c’è anche chi sta peggio: gli istituti di bellezza, secondo quanto emerge dalle dichiarazioni, hanno un reddito medio di appena 5.300 euro annui.

Le statistiche comprendono anche i professionisti – anch’essi interessati dal provvedimenti sulle liberalizzazioni – che registrano i redditi medi d’impresa più alti. Alcuni esempi? Gli studi medici dichiarano in media 68.300 euro all’anno, mentre gli avvocati 58.200.

Comments

  1. Fagiano1974

    Scusate ma io non credo molto a questi dati semplicemente perchè suppongo che le categorie citate dovranno rispondere ad uno studio di settore cosi come le altre categorie! Siccome oggi siamo nell’era del pc dove con un click si possono incrociare infniti dati (fiscali) beh allora qualcuno mi spieghi come fanno certe attività o certi interi settori a dichiarare cifre ridicole a dispetto dello studio di settore che sicuramente sarà molto più consistente…
    Puoi stare più basso un anno ma poi equitalia viene a bussare e ti chiede il mancante + multa + interessi !!!
    Allora o per certe attività non esistono studi di settore, o per certe attività lo studio di settore viene ignorato dal fisco!!!

    Se qualcuno mi aiuta a capire…  grazie.