Il sacerdote che fa politica. E piace tanto ai radical-chic

IL COMMENTO – “La Chiesa non si immischi nelle questioni italiane“. “Non faccia politica“. “Si curi solo delle questioni dell’anima“. Sono questi i tormentoni che più spesso si sentono ripetere nei bar ma anche nei salotti della politica. Eppure qualcuno chiude un occhio, distinguendo in modo subdolo tra una Chiesa buona – mediatica – e una cattiva; tra una Chiesa che può andare in televisione – magari da Fazio e da Saviano – e una che invece resta fuori dal circolo eletto del radical chic italiota. 

E’ il caso di un sacerdote che tempo fa ebbe a dire di trovarsi più a suo agio nelle sedi della Cgil che non in Chiesa: don Andrea Gallo. Prete “rivoluzionario”, vicino agli ambienti di Sinistra Ecologia e Libertà, che dopo il tracollo del Partito democratico a Genova ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera per dire chiaramente che “i nomi proposti dal Pd – Marta Vincenzi e Roberta Pinotti -, erano espressione del vecchio, della nomenclatura“, ribadendo che “a seppellire il Pd è stato soprattutto il fango morale, la corruzione e la lontananza dagli elettori di un partito che non sa stare in mezzo alla gente, capire i bisogni reali di precari, disoccupati, cassintegrati. Stessa lontananza mostrata da Rifondazione comunista, che alle primarie ha persino scelto di non appoggiare alcun candidato. All’opposto di Sinistra, ecologia e libertà, più calata tra gli elettori e che, non a caso, ha chiesto di poter appoggiare Doria“.

Coerenza vorrebbe che al sacerdote di cui sopra si facesse notare l’ingerenza nella vita politica di una città. Don Gallo – è inutile prendersi in giro – è un personaggio ben noto ai media e alle cronache e ha dichiarato di aver sostenuto il candidato di SEL. E se la stessa affermazione l’avesse fatta questo o quel cardinale, magari appoggiando il Berlusconi di turno con parole e interviste? Sarebbe accaduto il finimondo. Ma questa è la doppia via italiana, una coerenza che si fatica a trovare anche in quei politici che a parole la predicano sempre. Ma nei confronti degli altri.

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress

5 commenti

  1. Infatti un cardinale qualsiasi non puo’ e non deve ingerire in nessun modo nella vita politica italiana,non per il ruolo che ricoprono ma per le stronzate che dicono.E’ gente fuori luogo e fuori tempo,affezzionata a valori e comandamenti preistorici che oramai nemmeno loro rispettano,e forse non li hanno mai rispettati.Mi sono sempre chiesto come facciano a reprimere per 70/80 anni i proprio impulsi sessuali,faccio fatica a pensare che siano tutti impotenti o cosi’ “potenti” da poter dominare un’erezione spontanea.
    Sono una manica ipocriti che drogano le popolazioni da secoli,e sono convinto che se Dio siste,Don Gallo lo rappresenta meglio del Papa e tutto lo stato maggiore vaticano.
    Poi non capisco che ti tipo di ingerenza negativa potrebbe fare un vice parroco di non so quale paese sperduto,che beve birra e fuma il sigaro ad un Gay Pride piuttosto che ad un presidio popolare per un “Si” all’acqua pubblica.
    Che dovrebbe dire invece un cardinale qualsiasi?
    Che i profilattici vanno messo al bando,che non devi masturbarti,che non devi aver rapporti sessuali prima del matrimonio,che l’omosessialita’ è una malattia e numeroso altre cavolate veramente preistoriche,quasi incivili.

  2. So bene chi è don Gallo, caro Elio. E per questo dico: si impegnasse in opere di carità, senza immischiarsi in questioni di politica. Si legga l’intervista che ha rilasciato al Corriere. Conviene.

  3. Ma infatti qui si parla delle sue dichiarazioni politiche, non del valore delle opere di bene che nessuno discute. Non confondiamo.

  4.  ma perche’ un prete non puo’ avere idee ed esternarle? Si deve uniformare ai diktat papali come nel1948,quando si diceva che i comunisti mangiano i  bambini ? Non mi pare che la chiesa stia dando esempi edificanti in questo momento:ha ragione Celentano,parla un linguaggio vecchio e superato.Ai sermoni domenicali io mi annoio,vorrei un prete come donGallo che mi dicesse cose su cui riflettere per tutta la settimana fino al successivo incontro domenicale.La chiesa deve cambiare e tornare alle origini e’ diventata troppo mondana e lontana dalla vita vissuta.

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