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Diritto di critica | September 20, 2021

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Lo spread scende ma l'Italia è in recessione - Diritto di critica

Lo spread scende ma l’Italia è in recessione

di Virgilio Bartolucci

Mentre la Volkswagen è a ridosso della Toyota nella classifica mondiale dell’automobile e per questo si accinge a premiare in denaro i suoi operai, l’Italia è ufficialmente in recessione. Lo certifica l’Istat: recessione tecnica.

Per il secondo trimestre consecutivo il Pil risulta in calo. Nel quarto trimestre 2011, il Pil italiano è sceso dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% su base annua. E  di quest’ultimo dato c’è quasi da rallegrarsene, visto che la stima sull’anno calcolata dall’Istat vedeva una diminuzione dello 0,5%.

La crescita del nostro Paese è la peggiore d’Europa. Aumenta la disoccupazione e calano gli investimenti e i consumi. Le aziende chiudono, mentre l’inflazione sale. Insomma un disastro. Si può ripetere che si sapeva, ma un disastro annunciato è pur sempre un disastro.

Secondo l’analisi dell’Istat, la congiuntura negativa colpisce particolarmente l’industria (-1,7%, da ricordare che come produzione industriale siamo ancora più di 20 punti sotto ai livelli pre crisi) e i servizi (-0,1%), mentre l’agricoltura avrebbe migliorato dello 0,5%. Un mezzo punto percentuale positivo che stupisce soprattutto gli addetti del settore, vista la crisi durissima abbattutasi sul comparto agricolo.

Ma per capire come siamo messi, vanno considerati due dati. Se, infatti, la media del Pil dei paesi dell’area Euro è diminuita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, è anche vero che è salita dello 0,7% rispetto all’anno prima. Una bella differenza con il dato italiano, che segna un calo dello 0,7% a livello congiunturale (trimestre) e dello 0,4%, su base tendenziale (anno).

Sempre secondo l’Istat, inoltre, anche le esportazioni sono  ferme al palo, mentre gli investimenti fissi lordi sono calati del 2,4% e la spesa delle famiglie residenti è scesa dello 0,7%. Insomma, la domanda di prodotti italiani non aumenta, nel nostro Paese non si investe e le famiglie non spendono.

Non ci vuole un economista per capire che il risultato è la recessione. Giusto in tema di consumi, inoltre, un rapporto di Intesa Sanpaolo mostra, a prezzi costanti, una contrazione dei consumi di alimenti, bevande e tabacco pari all’1,5%. Con una diminuzione della spesa pro capite nel 2011, che non si vedeva dai primi anni ’80, stiamo parlando di 30 anni fa.

Si spende sempre meno, in particolare nel comparto agro-alimentare, superato da altre spese, in primis, bollette e benzina. Continua, infatti, la corsa inarrestabile dei carburanti, che hanno toccato i nuovi record di 1,865 euro a litro per la verde e di 1,780 euro a litro per il diesel. Con punte massime al sud e nel centro della penisola.

L’ennesimo aumento della benzina comporta un aumento dell’inflazione e del costo delle merci, la maggior parte delle quali viaggiano su gomma.

È vero che lo spread scende, ma lo specchio allarmante della situazione della economia reale del Paese è la vita di tutti i giorni.

E visto come siamo messi le previsioni per il futuro non lasciano pensare nulla di buono, soprattutto, se si sommano assieme la disoccupazione e gli effetti delle manovre varate dal governo.

Potrà risollevarsi un Paese messo in queste condizioni? La ripresa – al netto della lotta all’evasione, delle liberalizzazioni monche, della riforma del lavoro arenata sull’articolo 18 e di diverse retromarce: emendamento sulle commissioni bancarie, frequenze tv, imposte alla  Chiesa, fondo editoria, legge anti corruzione, etc… – proprio non accenna a ripartire e, a meno di un miracolo, non si capisce come potrà farlo in futuro.

Si conferma, invece, l’indubbio potere recessivo delle politiche adottate.

Crescere significa avere risorse in più con cui porre mano ad una serie di problemi urgenti, senza dover mettere costantemente delle toppe con fondi che non si trovano e presto o tardi costringono a pescare nuovamente nelle tasche dei cittadini.

La grande preoccupazione di avere la coperta sempre troppo corta, infatti, è che a furia di tirare, qualcosa, prima o poi, si spezzi.

E la soluzione per evitare che ciò avvenga – per quanto il governo neghi – è una nuova manovra, con la possibilità di entrare in una spirale pericolosissima.

In realtà la spinta riformatrice dei tecnici – unica alternativa ad inutili riparazioni in mare aperto – sembra già finita.

Con i partiti tornati a fare i partiti, all’approssimarsi delle scadenze elettorali, il cammino del governo Monti appare sempre più bloccato dai veti incrociati. Sembra di assistere al remake di un film già visto.

Comments

  1. Gustavo Gesualdo

    Sono anni che la situazione è i rapida evoluzione negativa, ma chi doveva intervenire, nulla ha fatto per fermare il male oscuro del paese.
    Lo scrivevo già quattro anni fa, ma lo dicevo da sempre, ma inascoltato:
    http://www.ilcittadinox.com/blog/intervista-ad-un-soldato-la-disfatta-italiana.html