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Diritto di critica | May 27, 2024

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Giornalisti precari, stop a stipendi da fame. Arriva l'equo compenso - Diritto di critica

Giornalisti precari, stop a stipendi da fame. Arriva l’equo compenso

Equo compenso per i giornalisti precari? Per tutta la nutrita schiera di giornalisti o aspiranti tali, free lance e collaboratori che affollano – e contribuiscono a mandare avanti – le redazioni italiane, pagati pochi spiccioli in nome di una passione che sempre più difficilmente riesce a diventare un lavoro a tutti gli effetti, è quasi un miraggio: o almeno, tale era fino a ieri. Dopo l’approvazione in Commissione Cultura alla Camera del provvedimento sull’equo compenso, infatti, le cose potrebbero cambiare, e cambiare in meglio.

Basta quindi ad articoli sottopagati, ore in redazione che fruttano solo pochi spiccioli e le classiche frasi “il mondo del giornalismo adesso funziona così, non ci possiamo fare nulla”? E’ ancora presto per dirlo, dal momento che il provvedimento dovrà ora passare al Senato per l’approvazione definitiva, ma il voto all’unanimità raccolto alla Camera fa sperare in una maggiore sensibilità sul tema del precariato giornalistico. Il provvedimento è stato presentato da Silvano Moffa (Pt) e firmato dai parlamentari di tutti i gruppi, dopo il parere favorevole del Governo certificato dal sottosegretario Paolo Peluffo, e il presidente del Senato Renato Schifani ha garantito il suo impegno affinché sia esaminato rapidamente anche a Palazzo Madama.

IL PROVVEDIMENTO. «La proposta di legge – si legge nel testo del provvedimento – introduce norme volte a promuovere l’equità retributiva del lavoro giornalistico, con riferimenti alle retribuzioni dei giornalisti iscritti all’albo, titolari di un rapporto di lavoro non subordinato nei quotidiani, nei periodici, anche telematici, nelle agenzie di stampa e nelle emittenti radiotelevisive». Si punta quindi particolarmente l’attenzione sull’equità retributiva, cioè «la corresponsione di un trattamento economico proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, in coerenza con i corrispondenti trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato».

Non solo: la proposta di legge prevede anche l’istituzione – presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio – di un’apposita Commissione che valuterà appunto l’equità retributiva del lavoro giornalistico, valutando anche le politiche degli editori al riguardo: la stessa Commissione redigerà e aggiornerà un elenco di datori di lavoro giornalistico che garantiscono il rispetto dei requisiti minimi in termini di equità retributiva. L’iscrizione a questo elenco sarà obbligatoria a decorrere dal 1° gennaio 2012 e senza di essa non sarà possibile accedere ai contributi pubblici in favore dell’editoria. Insomma, se non paghi il giusto ai collaboratori non prendi neanche soldi dallo Stato.

LE REAZIONI. Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino ha espresso la sua soddisfazione per il lavoro di squadra svolto al riguardo, ma ha anche sottolineato che «sono norme che da sole, certamente, non cambieranno la situazione fino a quando non collaborerà pienamente con l’Ordine chi ha responsabilità nella categoria e continua a fingere di non accorgersi o si rende complice attivo nello sfruttamento di migliaia di giovani di ogni età che continuano ad essere compensati con spiccioli di euro. Sono convinto – ha aggiunto – che quando agli editori si toccano i soldi, questi recuperano la dignità. Non è pensabile che si paghi un articolo solo 2 euro lordi, so addirittura di casi in cui la retribuzione è di 50 centesimi. Ma come si fa a vivere con uno stipendio del genere?». Soddisfatta anche la Federazione nazionale della Stampa Italiana(Fnsi), secondo cui il provvedimento «è anche un atto di recupero di libertà e autonomia professionale, sempre più indispensabile in un tempo in cui all’informazione è chiesto, ancora più di ieri, di non tacere le cose che debbono essere conosciute dai cittadini per assicurare il loro diritto alla conoscenza e di alimentare il sapere e il pensiero critico. I giornalisti free lance e precari – troppo spesso costretti a contratti individuali capestro e a compensi da fame – sono oggi, infatti, messi in condizione di disagio: povertà e paura sono una condizione di illibertà».

Comments

  1. Giuseppe Croce

    Prima di cantar vittoria, sbaglio o siamo ancora in mezzo alla strada? Non mi pare che i tempi saranno brevi:

    L’articolo 2 istituisce, presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del consiglio dei ministri, la Commissione per la valutazione dell’equità retributiva del lavoro giornalistico. La Commissione è composta di tre membri, di cui uno designato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con funzioni di presidente, uno designato dal Ministro dello sviluppo economico e uno designato dal Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti. Ai membri della Commissione non è dovuto alcun compenso.Entro tre mesi dal suo insediamento la Commissione definisce i requisiti minimi di equità retributiva dei giornalisti iscritti all’albo titolari di rapporto di lavoro non subordinato, in coerenza – come in precedenza indicato -con i corrispondenti trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato. I requisiti minimi sono adottati con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. La Commissione, valutate le politiche retributive degli editori, deve redigere ed aggiornare un elenco dei datori di lavoro giornalistico che garantiscono il rispetto dei requisiti minimi di equità retributivi, dandone adeguata pubblicità sui maggiori mezzi di comunicazione e sul sito internet del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri.