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Diritto di critica | April 23, 2024

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Giornalisti precari: "Lavorare 40 giorni al mese per guadagnare 1.000 euro" - Diritto di critica

Giornalisti precari: “Lavorare 40 giorni al mese per guadagnare 1.000 euro”

“Sono un abusivo. Frequento la redazione del Mattino, ma a tutti gli effetti non sono assunto, né tantomeno giornalista professionista”. A pronunciare queste parole è stato Giancarlo Siani, cronista di nera costretto a frequentare di nascosto la redazione del giornale, ucciso dalla camorra nel 1985 per aver fatto bene il proprio lavoro. A quasi trent’anni di distanza, la situazione nelle redazioni italiane non è cambiata, anzi. La professione è, tuttora, affidata ai ‘precari’ che costituiscono il 55% sul totale dei giornalisti italiani (24mila precari e 20mila stabilizzati). Frutto di una ‘politica di assunzione’ che ha privilegiato una pletora di contratti atipici, tutta a vantaggio degli editori: dai cococo, cocopro, borderò, cessione dei diritti di autore, contributi di solidarietà, per finire al tempo determinato e indeterminato, con facilità di licenziamento senza tutele né indennità.

Il primo autocensimento sul giornalismo della capitale, realizzato dal Coordinamento dei giornalisti precari di Roma Errori di Stampa (iscriviti alla loro pagina Facebook), ha raccolto per via ‘informale’ (ben pochi Cdr hanno fornito un’adeguata collaborazione) i reali numeri del precariato giornalistico, i veri tariffari applicati dagli editori per ogni articolo scritto, i compensi mensili e la raccolta di storie di vita di alcuni giornalisti assunti, licenziati senza remore, oppure tuttora contrattualizzati senza garanzie.

Agli 800 precari della carta stampata, che emergono dal censimento di Errori di Stampa, si aggiungono quelli delle televisioni (soprattutto Sky e Rai) e quelli degli uffici stampa politici attivi nella capitale, per una stima finale che supera almeno le 2mila unità. Senza considerare i cosiddetti ‘freelance’, che, più per necessità che per diletto, sono costretti a vendere i propri pezzi. Talvolta affidandosi a service editoriali, con compensi che variano da testata a testata.

Per i più fortunati e con più anzianità di servizio, il lavoro può essere ‘lautamente’ ricompensato con una retribuzione di 120 euro lordi a servizio/pezzo. Per i meno addentrati, la tariffa può aggirarsi intorno alle 5 euro lorde (la media è di 30 euro). Il tutto si traduce in una compromissione dell’informazione in Italia perché un giornalista sottopagato è anche ricattabile.

Secondo Errori di Stampa, una testata storica della capitale come Il Messaggero pagherebbe a pezzo dalle 10 alle 36 euro e non sarebbe previsto alcun compenso al di sotto delle 800 battute. Non va meglio per il Tempo, altro giornale che ha fatto del radicamento sul territorio una peculiarità importante. Qui le retribuzioni ai collaboratori si aggirerebbero tra i 7,50 e i 25 euro lordi per articoli sopra le 2.000 battute (in base all’anzianità lavorativa). E se le altre testate di respiro nazionale non fanno registrare importanti variazioni, anche le agenzie di stampa non se la passano bene: 7 euro lordi a lancio (da 300 a 800 euro lordi al mese) per i collaboratori dell’Ansa e dai 4 ai 7 euro a lancio per l’Agi. Le televisioni come Sky (SKY TG24) elargirebbero compensi che si aggirano intorno ai 1.500 euro lordi, mentre i rimborsi previsti per Gold Tv e Rete Oro si aggirano tra i 1.000 e 1.700 euro netti (contratto Aeranti-Corallo).

E’ cronaca di questi ultimi mesi che alcune redazioni romane, di prestigiose testate italiane, stanno chiudendo i battenti, scegliendo di sacrificare consapevolmente i giornalisti precari. Alla serrata della cronaca di Roma di Libero, molti giornalisti sono stati costretti a trasferirsi a Milano, dopo una contrattazione lunga quanto inutile, oltre al licenziamento di una decina di collaboratori pagati a pezzo. Terra, il quotidiano dei Verdi, ha cessato le pubblicazioni dopo una gestione non impeccabile del contributo pubblico all’editoria. Liberazione è scomparso dalle edicole dall’inizio del 2012. Il free press City, in orbita Rcs, ha chiuso la redazione romana e i redattori potrebbero essere inseriti nel gruppo Rcs come esterni, a scapito dei precari esistenti. Il Sole 24Ore ha concluso le pubblicazioni nel dorso del Lazio, con i collaboratori ‘allontanati’ attraverso un’ email ricevuta un giorno prima della chiusura. La ‘razionalizzazione’ ha colpito anche le agenzie di stampa. A cominciare dall’Ansa regionale, sotto organico dallo scorso anno, proseguendo con Omniroma, che non ha rinnovato i contratti in scadenza nel 2011, avvalendosi della manodopera a basso costo di nuovi stagisti.

A fronte di questa situazione, Errori di Stampa ha calcolato che se un giornalista della capitale volesse guadagnare 1000 euro al mese, uno stipendio adeguato per questa professione, dovrebbe scrivere un articolo al giorno, senza ferie né malattia per ’40 giorni al mese’. Per ovviare a questa situazione, o cercare di porre un freno alle speculazioni di editori e direttori, il Coordinamento dei cronisti romani ha avanzato due proposte, rivolte alla politica, all’Ordine e al Sindacato dei Giornalisti: che sia approvata la legge sull’equo compenso del lavoro giornalistico e che sia presentato, entro la fine dell’anno, un censimento ufficiale dei precari e dei tariffari in uso, azienda per azienda, in modo che la rilevazione diventi lo strumento per pianificare interventi urgenti a tutela della dignità professionale e del lavoro dei giornalisti precari.