Siria, quei campi di tortura di Assad

Una realtà sconvolgente emerge da una Siria già dilaniata dai continui massacri perpetrati dalle truppe di Assad: Human Rights Watch ha individuato 27 centri di detenzione sparsi in tutto il territorio siriano nei quali avvengono torture di ogni tipo nei confronti di migliaia di uomini, donne, anziani e bambini, tutti innocenti ma, secondo il sanguinario regime, colpevoli di aver osato chiedere la transizione verso la democrazia.

Gli edifici degli orrori. L’organizzazione impegnata nella salvaguardia dei diritti umani ha effettuato una vera e propria indagine con più di 200 interviste ad ex detenuti vittime di violenze e con testimonianze di ex membri degli apparati di sicurezza, riuscendo così a pubblicare un dettagliato rapporto di 81 pagine che svela le atrocità commesse in questi “edifici degli orrori”. Rapporto che include una mappa con indicati i vari centri di detenzione  a Damasco, Idlib, Homs, Daara, Latakia ed Aleppo, filmati con interviste e descrizioni dei vari metodi di tortura e persino i nomi degli ufficiali che dirigono gli apparati di sicurezza responsabili di questi episodi.

Dagli stupri alla “shabah”. In questi centri avvengono torture di ogni genere: unghie strappate, bruciature con acido, scariche elettriche, stupri, utilizzo di strumenti di ogni tipo su varie parti del corpo. Secondo gli intervistati vi sono poi due particolari tecniche che stanno molto a cuore agli uomini della sicurezza: una è lo “shabah”, ovvero i detenuti vengono tenuti appesi per le braccia per ore e sistematicamente picchiati con bastoni, scorticati con lame, colpiti ai genitali e sotto i piedi, spruzzati con acqua per poi subire scariche elettriche. Elias, un ragazzo torturato in una delle prigioni, ha affermato: “Ho sentito un dolore atroce mai sperimentato prima, ho urlato alle guardie che avevo bisogno di cure all’ospedale ma loro ridevano di gusto”.

Il dulab. L’altro metodo, chiamato “dulab”, consiste nell’infilare il detenuto all’interno di una gomma d’auto con testa e gambe, lasciando fuori le braccia per poi far rotolare la gomma con lo sventurato all’interno e picchiarlo (FOTO).

I servizi segreti dietro. Le forze di sicurezza non hanno avuto pietà per nessuno ed anche se gran parte delle vittime intervistate da Human Rights Watch sono uomini tra i 18 e i 35 anni, ci sono stati numerosi casi di torture nei confronti di anziani, donne e bambini tra cui uno di 8 anni ripetutamente preso a calci dalle guardie. Sempre secondo la Human Rights Watch i centri di tortura sono gestiti dal Mukhabarat, un raggruppamento di quattro maggiori agenzie di intelligence e sicurezza del paese: il Dipartimento di Intelligence militare, quello per la Sicurezza Politica, l’Intelligence Generale e il Dipartimento di Intelligence dell’Aeronautica, tutti chiaramente sotto il controllo del governo di Bashir Assad.

Le rischieste della Human Rights Watch. L’organizzazione non governativa con sede a New York ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di far intervenire la Corte Penale Internazionale affinché questi abusi cessino immediatamente e tutti i detenuti vengano rimessi in libertà. HRW chiede inoltre la sospensione di tutti quei membri delle forze di sicurezza responsabili di tali atrocità.

Ora il destino della Siria è legato ad un Onu che ha già fallito nel precedente tentativo di far cessare i massacri ed obbligato a confrontarsi con le false promesse di un regime incurante delle vite umane, guidato da sanguinari e da un tiranno che nella sua follia delirante ha affermato che non rimarrebbe al potere un giorno di più se in ballo vi fosse la salvezza del suo popolo.