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Diritto di critica | March 22, 2023

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La faccia di Pablo Escobar contro la droga. L'idea shock dell'erede stilista

La faccia di Pablo Escobar contro la droga. L’idea shock dell’erede stilista

Ci avevano già provato nel 2004, quando il suo nome appariva su magliette e felpe della griffe “De puta madre 69”, fondata da un ex trafficante trasformatosi in stilista milionario. Ora a rinverdire la figura di Pablo Escobar, il boss della droga più famoso di Colombia, è lo stesso figlio, diventato adulto in Argentina con il nome di Sebastián Marroquín e oggi disegnatore di t-shirt con il volto del padre. A scopo anti-emulativo, pare. Al centro delle maglie una copia stampata della sua carta d’identità, della patente, del foglio di entrata al carcere, con fedele riproduzione della firma. Sotto, frasi poco convincenti come: “Cosa stai facendo?” o “Cosa vuoi fare del tuo futuro?”, una specie di avviso per i più influenzabili che assomiglia molto ai messaggi intimidatori sui pacchetti di sigarette. La linea d’abbigliamento è acquistabile anche su Internet, e sebbene non venga distribuita in Colombia (per rispetto alle vittime del narcotrafficante), l’affare sta funzionando: il figlio di Escobar ha già venduto migliaia di pezzi in Messico, Guatemala, Australia, Spagna, Stati Uniti, Giappone. Per ogni pezzo comprato, in regalo una moneta con nome e data di nascita del boss, assieme ad un certificato di autenticità della marca.

Catturato e ucciso nel 1993, Escobar è stato il re del commercio illegale di eroina e cocaina, padrone assoluto del cartello della droga della città di Medellín. La sua organizzazione si è macchiata negli anni di decine di stragi e migliaia di omicidi. “El Patrón” tra gli anni Ottanta e Novanta è arrivato ad essere il settimo uomo più ricco del mondo, con centinaia di proprietà e beni di lusso sparsi in tutto il globo. Mai avrebbe immaginato, forse, di essere usato un giorno per una sorta di campagna contro la droga.

Il business delle t-shirt “firmate” Escobar è nato da pochi mesi e ovviamente è già oggetto di polemiche sui media sudamericani, sebbene Marroquín abbia dichiarato che lo scopo delle sue creazioni è addirittura quello di distogliere i giovani dalla droga e dalla criminalità: «Sono perfettamente cosciente del danno irreparabile che mio padre ha fatto alla società – ha spiegato all’agenzia di stampa Efe – le mie magliette sono un’autocritica alla sua storia, un invito affinché i ragazzini sappiano i pericoli che si corrono entrando nel mondo del narcotraffico. Non sono io ad esaltare la figura di Escobar, ma i mezzi di comunicazione, che ne hanno fatto una specie di supereroe». Le parole di Marroquín colpiscono duro la Colombia, un Paese che sta cercando di porre fine alla guerriglia tra i cartelli della droga ma trasmette in televisione una serie di oltre 60 puntate sulla vita del suo peggior nemico, odiato da chi ha subito la sua violenza negli anni e piange migliaia di vittime, e idolatrato invece da chi in passato ha goduto dei suoi favori.

A Medellín, per esempio, il barrio dov’è nato è intitolato a suo nome, e gli abitanti ne esaltano le qualità filantropiche ricordando i tempi in cui Escobar faceva costruire campi da calcio e distribuiva case nuove e denaro ai poveri. In cambio, i compaesani lo hanno nascosto più volte quando la polizia colombiana gli dava la caccia, vent’anni fa.

Una storia controversa e pesante come un macigno. Tra gli scettici spicca Luis Fernando Quijano, presidente di una Ong che a Medellín realizza progetti sociali: «Il messaggio delle magliette non è chiaro – afferma – mostrare la figura di Escobar è un rischio, e potrebbe non essere un contro-incentivo sufficiente per i giovani».

Comments

  1. Jaysbe

    Forse questo idiota non si è ancora reso conto del danno che ha causato suo padre non solo alla Colombia, ma al mondo intero. Che tristezza che per una manciata di soldi, questo continui a far girare la figura di suo padre, che grazie alla sua bella opera compiuta negli anni 80 e inizio 90, non può nemmeno vivere in Colombia o usare il suo vero nome. Vergognati.