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Diritto di critica | June 20, 2024

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Un anno di Occupy. Feste, musica e arresti

di Martina Albertazzi

NEW YORK – Buon compleanno Occupy Wall Street. Il movimento di protesta nato il 17 settembre del 2011 per le strade di New York, ha celebrato ieri il primo anniversario e gli indignati d’America sono tornati a marciare in più di 30 città per far sentire la loro voce. Festeggiamenti in grande stile, con tre giorni di eventi tra cortei, concerti e sit-in e più di cento arresti da ieri mattina, da parte degli agenti del New York Police Department (Nypd) nella zona di Wall Street.

Tolleranza zero. A partire dalle 7 di ieri mattina (l’una in Italia), circa cinquecento persone sono arrivate a Zuccotti Park, ex quartiere generale degli indignati, seguite da una folla di giovani entusiasti, che in poche ore hanno riempito la piazza con cartelli, cantando gli slogan del movimento. Secondo i piani, i manifestanti avrebbero dovuto occupare la strada davanti allo Stock Exchange, la borsa di New York, per creare una “muraglia umana”. Ma l’area era già stata transennata dagli agenti, che hanno permesso l’ingresso solo ai dipendenti con tesserino al collo. “Abbiamo arrestato chi ostacolava il traffico e il passaggio dei pedoni”, ha spiegato Paul Brownie, portavoce del Dipartimento di Polizia, al New York Times. Intorno a mezzogiorno si sono registrati alcuni momenti di tensione, soprattutto quando gli agenti hanno cercato di dividere il corteo e disperdere la folla. Un intervento deciso quello della polizia, a tratti esagerato, secondo alcuni media locali, ma in linea con le affermazioni del sindaco Michael Bloomberg che già dai primi mesi di vita del movimento, aveva minacciato tolleranza zero per chiunque ostacolasse il normale andamento delle attività quotidiane.

Nuove proteste. Già sabato circa quaranta persone erano finite in manette durante il corteo nel Lower Manhattan, che da Washington Square avrebbe dovuto portare a Zuccotti Park, prima dell’intervento delle forze dell’ordine. Domenica, invece, il 99% si era riunito a Foley Square, un’altra piazza simbolo della protesta, a pochi passi dal City Hall, per un concerto al quale avevano preso parte alcuni rapper locali e l’ex chitarrista dei Rage Against the Machine, Tom Morello, diventato ormai un volto simbolo del movimento, il quale aveva invitato altri cantanti e artisti ad unirsi alla protesta.

Indignati sì, ma senza un piano. Il clima oggi è sicuramente diverso da 12 mesi fa, quando circa duecento giovani erano arrivati con tende e sacchi a pelo a Zuccotti Park, con l’intenzione di restare, per contrastare lo strapotere di Wall Street e dar voce al 99% della popolazione, con il fine ultimo di combattere le disparità economiche e sociali che affliggono il Paese. Due mesi d’occupazione, prima dello sgombero per ordine di Bloomberg, erano bastati a diffondere l’entusiasmo in tutto il Paese, dove a macchia d’olio erano nati movimenti Occupy locali, ma la mancanza di obiettivi concreti e le divergenze interne all’organizzazione hanno impedito al gruppo di evolversi e di raggiungere quel cambiamento che in molti si auguravano, ma che forse pochi credevano possibile.

Ieri le manifestazioni sono continuate fino a tarda sera, mentre oggi sarà il momento dei bilanci, quando il movimento, forse rafforzato da questa ondata di popolarità, proverà a sopravvivere un altro anno.