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Diritto di critica | September 17, 2021

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La metà delle scuole italiane è inagibile, la denuncia di Legambiente - Diritto di critica

Prima i tagli, poi la minaccia delle Province di chiudere i riscaldamenti nelle aule per protestare contro la riforma dei capoluoghi, ora la notizia (non tanto sorprendente per la verità) che secondo Legambiente il 50 per cento degli istituti non ha la certificazione di agibilità.

La scuola italiana fa acqua da tutte le parti (in alcuni casi letteralmente), e la spending review del governo Monti non aiuta di certo. La fotografia impietosa delle condizioni delle strutture scolastiche arriva dal rapporto annuale “Ecosistema scuola”, redatto da Legambiente e presentato qualche giorno fa a Torino. Sono state analizzate oltre settemila scuole in 96 capoluoghi di provincia, di cui la metà non corrispondono ai criteri per avere “tecnicamente” l’agibilità. Non bastano infatti una scala antincendio o una serra per avere una struttura a norma o che punti alla sostenibilità ambientale. Un dato su tutti illumina: il 60 per cento delle scuole esaminate è stato costruito prima del 1974, anno dell’entrata in vigore della normativa antisismica. E quelle erette negli ultimi venti anni non soddisfano i requisiti di bio-edilizia e innovazione. Molti istituti sono in sostanza lì dove non dovrebbero stare: il 32 per cento, infatti, si trova in aree a rischio sismico mentre il 10 per cento in aree ad alto rischio idrogeologico. Chiaro l’invito fatto da Legambiente alla presentazione del rapporto: «Per superare le attuali situazioni di emergenza, soprattutto nel Meridione d’Italia, occorre svincolare dal patto di stabilità gli interventi destinati alla messa in sicurezza degli edifici scolastici. Ma dobbiamo andare oltre l’emergenza per parlare di come devono essere le scuole del futuro, ovvero sicure, in classe energetica A, belle, educative e aperte al territorio».

Allo stato attuale il 36 per cento degli edifici ha bisogno di interventi di manutenzione urgenti per riparare perdite d’acqua, danni alle condutture, instabilità strutturali e tetti malconci. Il ministro dell’Istruzione Profumo ha ammesso che in tema di sicurezza delle scuole «c’è bisogno di una programmazione pluriennale», ma purtroppo persino i restauri previsti o già programmati sono stati sospesi causa tagli degli investimenti: fino a 1,7 miliardi di euro da qui al 2014, un vero salasso. «Non abbiamo i soldi per pagare il riscaldamento nelle scuole – aveva spiegato qualche giorno fa Antonio Saitta, presidente dell’Unione Province Italiane (i capoluoghi gestiscono più di cinquemila istituti) – figurati se possiamo fare manutenzione o mettere in sicurezza gli edifici. Con l’inverno non potremo più nemmeno togliere la neve dalle strade e saremo costretti a chiudere prima del tempo e a prolungare le vacanze». I dati di Legambiente parlano di un calo degli investimenti di 40 milioni di euro in media per edificio; negli ultimi quattro anni hanno fatto passi indietro anche le regioni che hanno curato meglio l’edilizia scolastica, come Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna (meno 50 per cento di soldi spesi nella cura delle strutture). Situazione che peggiora al Sud, dove la necessità di manutenzione straordinaria per le scuole aumenta di dieci punti rispetto alla media nazionale (43 per cento nel Meridione e 47 per cento nelle Isole), ma è inversamente proporzionale agli investimenti fatti.

Il rapporto “Ecosistema Scuola” ha stilato anche una classifica dei capoluoghi più virtuosi in sicurezza scolastica: ai primi posti Trento, Piacenza e Verbania, seguite da Prato, Parma e Reggio Emilia. Tra le grandi città Torino è all’undicesimo posto, più giù le altre (Firenze 17° posto, Napoli 29°, Milano 42°, Roma non ha fornito dati completi).