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Diritto di critica | September 17, 2021

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Pareggio di Bilancio e Province, salta tutto

Le Province non si toccano, il pareggio di bilancio scordiamolo, la legge sulle alternative al carcere. La fine del Governo Monti lascia sul terreno tre riforme fondamentali per il Paese, ma a quanto pare “impossibili”. Gli enti locali “intermedi” resistono, con il loro bagaglio di sprechi e clientelismi, grazie a 140 emendamenti piovuti in Commissione dal Parlamento: non ci sono i tempi, salta tutto. Passa però la riforma forense, ad esclusivo beneficio della corporazione omonima.

Non c’è tempo. La Conferenza dei capigruppo al Senato ha fissato il calendario degli ultimi giorni della legislatura Monti. Entro lunedì 18 verrà approvata la legge di Stabilità, il giorno successivo l’Assemblea darà il via libera al ddl bilancio. C’è appena il tempo, entro il 19 pomeriggio, per votare il decreto sull’Ilva: questo sì, veramente indispensabile, considerando che da ieri 1400 operai sono a casa, in quel di Taranto.

Per tutto il resto, invece, il tempo non c’è: il Senato non discuterà nè approverà il riordino delle Province, il pareggio di Bilancio in Costituzione e la delega fiscale a Comuni e Regioni. Saltano anche il decreto sulle infrazioni e la legge sulle pene alternative al carcere: la messa in prova dei detenuti avrebbe potuto alleggerire le prigioni del nostro Paese, consentendo una vita dignitosa a chi sta scontando il “debito con la società”. Sarebbe stato anche più civile, ed effettivamente utile alla comunità, migliorare le possibilità di riabilitazione dei carcerati. Invece no: per le infinite discussioni alla Camera, la fretta del Senato e la fregola di voto del Pdl, si continuerà a morire di suicidio in celle stracolme.

Se c’era un lascito positivo del Governo Monti alle future legislature, si è perso tutto così. L’obbligo del pareggio di bilancio – fissato una volta per tutte in Costituzione – è doveroso: un atto di trasparenza e onestà politica, la certezza che il magna-magna politico non avrebbe potuto dilagare nelle leggi finanziarie future. Non si farà. Ogni premier potrà indebitare lo Stato per garantire fondi e favori ai propri fedeli, lanciando opere mastodontiche senza senso (ce la ricordiamo la storia del Ponte sullo Stretto?). Per la cronaca, il pareggio di bilancio in Costituzione rientrava nel fiscal compact votato a Bruxelles: l’Europa continuerà a chiedercelo. Abbiamo soltanto perso tempo e credibilità accantonandolo.

Il gong salva anche le Province, per l’ennesima volta. E’ lo sberleffo finale al premier che ha tentato la Spending Review come cura per l’Italia. Il progetto del Governo era la riduzione di questi enti locali intermedi, nè carne nè pesce: da 86 a 51. Le province così accorpate avrebbero garantito un risparmio annuo da 120 milioni di euro l’anno. Magari è poco, ma meglio di niente. Invece no. Le Province restano, tutte quante. Il testo presentato dalla Commissione del Senato è stato sommerso da 6 maxi emendamenti e 140 subemendamenti, da ogni settore dell’assemblea. Nelle ultime due settimane Patroni Griffi ha tentato di sollecitarne la discussione, ma invano: il filibustering ha funzionato. Ci teniamo le province, tutte e 86.