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Diritto di critica | September 29, 2021

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L'Italia con la Francia: in Mali, Roma offre supporto logistico

Anche l’Italia farà la sua parte. Lo ha annunciato ieri il ministro degli Esteri Giulio Terzi. La Francia avrà il sostegno anche dell’Italia nel suo “Afghanistan africano”, sperando che non lo diventi per davvero. Per ora l’apporto del nostro paese sarà logistico e di intelligence (sembra che i servizi segreti siano già operativi). L’aeronautica militare invierà alcuni aerei per il trasporto delle truppe e degli armamenti.

– VIDEO: Terzi conferma l’appoggio da Bruxelles

“A rischio la sicurezza dell’Europa”. Il sostegno italiano arriva dopo l’appoggio di Gran Bretagna, Usa e Germania. Il ministro Terzi ha spiegato durante un’audizione in Senato, di aver già parlato dell’intervento con il premier Mario Monti e con Giampaolo di Paola, ministro della Difesa. È, infatti, secondo il responsabile della Farnesina, “guardare ad una rapida soluzione di questa crisi ed evitare una realtà di presenza endemica di forze terroristiche sul territorio”. Il problema, quindi, non riguarda solo gli interessi francesi nell’area (non sufficienti per giustificare un intervento armato così rischioso e costoso), ma la stabilità futura della stessa Europa.

Una missione difficile. Dopo aver impiegato l’aviazione, ora le truppe francesi stanno avanzando verso nord. Tuttavia, le operazioni militari sembra si stiano dimostrando più difficili del previsto, come ha anche ammesso il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian. A breve, sul campo di battaglia giungeranno anche i mezzi corazzati per dare il via alla stabilizzazione dell’area che comunque è estesa – pur se pianeggiante – quanto la penisola italiana. Purtroppo si stanno rivelando del tutto inutili le truppe regolari del Mali che non riescono a fornire assistenza all’esercito francese. Anzi, nella stessa capitale, circa 200 soldati di Parigi sono dovuti intervenire per ripristinare un livello minimo di sicurezza.

L’assalto in Algeria. Intanto, più a nord, oltre il confine algerino, gruppi di jihadisti armati ha assaltato un giacimento petrolifero gestito dalla compagnia britannica Bp. Due morti e 41 persone prese in ostaggio, tutti stranieri. Si tratterebbe di una ritorsione contro l’avanzata francese più a sud. L’attacco è stato rivendicato dal leader del Movimento per l’unità e la Jihad in Africa occidentale: “Abbiamo preso prigionieri 41 soldati (sic) britannici e francesi e li uccideremo uno per uno se gli attacchi dei francesi non termineranno”. Una rivendicazione che comunque non può, per ora, essere ritenuta del tutto attendibile.

Prevenire l’espandersi del fondamentalismo in salsa africana. L’intervento militare francese – che potrebbe diventare europeo – ha come obiettivo quello di stroncare sul nascere l’ipotesi di una trasformazione del Mali del nord, una zona sotto il controllo dei jihadisti che svolga la funzione di trampolino per lanciare attacchi nell’area e mettere a repentaglio la stabilità dell’area. Il rischio principale è che i fondamentalisti islamici possano destabilizzare l’Algeria meridionale e forse anche lo stesso governo di Algeri, così come, in un futuro non troppo lontano, anche la Libia meridionale. Insomma, la mossa di Hollande appare diretta a prevenire prima di dover “curare” un problema che potrebbe giungere fino alle coste del Mediterraneo. Si tratta in primo luogo di preservare interlocutori affidabili per le forniture energetiche. Il gas e il petrolio algerino sono molto importanti per la Ue. Inoltre, per Parigi, e anche per Roma, è fondamentale – ai fini della sicurezza interna – avere sull’altra sponda del Mediterraneo governi “amici” e soprattutto moderati.

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