Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | September 17, 2021

Scroll to top

Top

Obiettori in aumento e pochi consultori, i fallimenti della legge sull'aborto

Obiettori in aumento e pochi consultori, i fallimenti della 194Aveva ragione Guzzanti-Don Pizzarro. “Sull’aborto sono due le strade: o lo vietiamo e ricominciano quelli clandestini, oppure lo lasciamo così e continuiamo a piazzare obiettori di coscienza dappertutto”. Una battuta del comico romano che gli è costata la querela da parte di associazioni cattoliche ma che racchiude una grande verità. Abortire oggi in Italia è realmente difficile.

La legge inapplicata. Al nord-ovest scarseggiano i consultori pubblici, il centro senza presidi in grado di somministrare la RU486 (la famosa pillola abortiva) e ginecologi obiettori in forte aumento. In cinque anni sono aumentati in tutta Italia passando dal 58% al 69,3%, con punte fino addirittura all’85% in alcune regioni del sud. Sono questi i dati emersi nella “Relazione sull’attuazione della legge 194/78” che è stata presentata alla fine dello scorso anno.

Gli obiettori sono in maggioranza. Quello che emerge dalla relazione è certamente una grossa disomogeneità territoriale. Le regioni dove si concentra il più alto tasso di ginecologi obiettori (cioè coloro che non praticano aborti nel servizio sanitario nazionale) sono il Molise (85,7%), la Basilicata (85,2%) e la Campania (83,9%). Anche al nord esistono realtà dove la percentuale degli obiettori è piuttosto elevata in rapporto al numero dei ginecologi che operano nel pubblico. Si tratta della provincia di Bolzano (81,3%) e la regione Veneto (76,7%), realtà connotate da subculture dove è forte la matrice cattolica. Tuttavia, la percentuale degli obiettori nelle varie regioni italiane non è mai inferiore al 50%, ad eccezione della piccola Valle d’Aosta dove è del 16,7%.

La pillola abortiva, questa sconosciuta. La pillola RU486 è utilizzata soprattutto in Emilia Romagna, Piemonte e Toscana. Si tratta di un’alternativa farmacologica all’aborto chirurgico. Un’alternativa che, comunque, deve essere sempre valutata dal medico e non rappresenta un metodo fai-da-te ma richiede un ricovero. Le Marche, la provincia di Bolzano, Calabria e Sardegna hanno invece il record negativo nell’uso di questa pillola. Nelle Marche, per esempio, nel 2011 la pillola è stata somministrata solo a due pazienti, rendendo di fatto l’uso della RU486 “simbolico”. A rendere più complesso l’uso di questa pillola è l’obbligo di ricovero per tre giorni che fa lievitare i costi per le strutture e favorisce l’intervento chirurgico tradizionale anche quando questo può pregiudicare la salute della donna. Secondo vari specialisti, infatti, l’obbligo di ricovero per tre giorni è immotivato nella stragrande maggioranza dei casi. Per questo dovrebbe essere lasciata al ginecologo la corretta valutazione – caso per caso – della degenza ospedaliera.

Consultori che mancano. I centri per la divulgazione delle informazioni e per la prevenzione delle gravidanze indesiderate sono malamente distribuiti sul territorio. A sorpresa è il nord-ovest ad avere un numero basso di consultori, nonostante siamo promossi dalla legge 194. Lombardia, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia hanno meno di un consultorio pubblico ogni 10mila donne tra i 15 e i 49 anni. Ma al nord se scarseggiano i consultori pubblici, non mancano quelli privati, spesso legati ad associazioni di chiara connotazione religiosa. Nella provincia di Bolzano, per esempio, sono addirittura la totalità dei consultori presenti, mentre nel nord rappresentano mediamente un quarto dell’offerta complessiva.

Argomenti

Comments

  1. Se la stragrande maggioranza dei ginecologi è obiettore (quelli veri, gli altri vanno presi e messi in galera) evidentemente molti di loro si sentono chiamati a dare la vita, non a toglierla… Con rispetto per gli altri, ma basta con il colpevolizzare chi si richiama alla vera vocazione del medico che è rispettare e tutelare la vita sempre.

    • PaoloRibichini

      Vede Maria, chi fa un aborto non è un assassino, stando alla legge italiana. Ma non solo alla legge italiana. Infatti lo stesso codice canonico, pur vietando l’aborto, non considera un assassino colui che procura la morte di un feto. Gli altri non vanno presi e messi in galera perché operano nella legge e nessuno ha il diritto di colpevolizzare chi decide di praticare l’aborto. La vita va tutelata sempre, lei scrive. Non è così. Se lei intende la vita umana, le ricordo che nella nostra cultura si è esseri umani con la nascita, quando si acquisiscono diritti e doveri nei confronti della società. Non prima. Non sarà un caso che si festeggia la nascita di Gesù e non il suo concepimento.
      Si abortisce per vari motivi. Ci sono gli aborti frutti di violenze sessuali, aborti per rischi di salute, aborti per errori o per mancanza di precauzioni. L’obiettivo della 194 non è quello di favorire l’aborto. E’ quello di consentirlo come extrema ratio, dopo un percorso informato che non deve essere post-concepimento ma anche prima nelle scuole con corsi di educazione sessuale. Perché spesso si ricorre all’aborto o ci si ritrova con una gravidanza indesiderata per ignoranza. Ma se i corsi di educazione sessuale non vengono fatti, se i consultori sono pochi e poco conosciuti, il risultato non può che essere questo. E purtroppo poi c’è chi sulla possibilità di fare l’obiettore ha realizzato un business. In Italia moltissimi ginecologi obiettori nel pubblico praticano l’aborto nel privato. Questi sì che dovrebbero andare in galera. E’ sempre facile fare i moralisti con l’utero delle altre