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Diritto di critica | December 3, 2021

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Ma Grillo ha già vinto. A modo suo

beppe_grillo_incazzato_NL’ANALISI – Ancora c’è qualcuno che non è del tutto sicuro, che usa un ipotetico “potrebbe”, ma Beppe Grillo vincerà. Anzi, ha già vinto, indipendentemente dal risultato finale. Ha vinto perché ha sfruttato la diversità che tutto il mondo gli riconosce , come un’arma. Ha vinto senza scendere a compromessi, ben sapendo che sarebbe stato l’inizio della fine.

Mediaticamente parlando, si è fatto inseguire e senza confronti, interviste e talk show è stato sempre presente e nel ruolo che gli riesce meglio: lo showman, il mattatore. Ha vinto perché ha bucato il video con un linguaggio che potremmo ascoltare anche in un bar. Perché dice cose che stanno piantate nello stomaco di tutti. Di quanti, nati e cresciuti ascoltando promesse, si sentono presi in giro, gabbati da questa politica fallimentare, ritiratasi sul colle nel momento peggiore e ridiscesa appena passata la buriana come se nulla fosse.

– CARO GRILLO, TI SPIEGO IL GIORNALISMO (PRECARIO) <–LEGGI

Grillo ha già vinto perché ha tolto di mezzo le categorie destra e sinistra, fascismo e comunismo andando a pescare voti ovunque. Ha vinto perché ha detto – lui, un comico – ai potenti quello che gli ultimi avrebbero voluto dire da sempre senza averne mezzi e possibilità. Ha vinto con un programma che c’è, ma di cui si è capito ben poco (i veri depositari sono i militanti dei circoli del M5S) e con candidati senza nome e senza volto, visto che l’immagine, ogni flash, ogni riflettore, sono stati occupati da lui e solo da lui. Ha vinto creando un movimento orizzontale in cui tutti sono uguali e uno vale uno, ma dove, però, c’è uno (forse due) che decide tutto e a chi non sta bene “va fuori dalle palle”. Ha vinto ammettendo di non avere super poteri e che dovranno essere i cittadini a darsi da fare perché non basta più delegare e lui è solo un garante del simbolo, dell’onestà dei candidati e del rispetto dei due mandati.

Ha già vinto Beppe Grillo, perché non parteciperà direttamente alla politica prossima ventura e non ha responsabilità alcuna in quella passata. Ha vinto perché ha unito rabbia e amore. Ha usato l’invettiva corrosiva ma ha anche parlato al cuore di chi lo ha ascoltato. Perché – come un moderno Tonnies – ha reintrodotto il concetto di comunità contrapponendola al cinismo della società digitale e alla dittatura del Pil e del debito. Ma il debito si ridiscute, le leggi si cambiano, nulla è dato per sempre e niente è al di sopra dell’uomo, perché uno Stato pensa ai suoi cittadini, non li umilia.

Un mix di idee – spesso populismo spicciolo – senza ideologia, che al tema dell’onestà e del bene comune non affianca il giustizialismo delle manette, ma, anzi, critica la “magistratura che fa paura”, i tempi lunghi dei processi e – come per Mps – le coperture offerte in alcuni casi alla politica. Al redditometro, “sei tu che mi devi dimostrare come spendi i miei soldi” – urla rosso in volto – contrappone il “politometro”, per vedere se i politici hanno rubato. Sul lavoro non ci sono ricette e crearlo, lo sa anche lui, non si crea da solo. Ma l’idea è quella del reddito di cittadinanza per tutti e pazienza se il volo sarà quello di un dirigibile e non più quello di un jet, perché davanti c’è “un’utopia molto reale, un virus” che si sta espandendo a velocità supersonica.

Grillo ha già vinto perché ha incarnato la riscossa dei tanti contro l’élite trasversale complottista e massonica, la classe dirigente, la casta. Perché più che un programma propone di cambiare il cervello della società, facendo vincere – dice lui – l’onestà e la trasparenza sull’ingordigia più nascosta. A partire da rimborsi e stipendi (oltre una certa cifra) pubblici devoluti a favore del microcredito e di iniziative comuni.

Ha vinto perché parla di solidarietà – un termine che sembrava sorpassato ma che Grillo pare dimenticare per gli immigrati – contro l’egoismo, ma soprattutto di speranza. È la speranza che vedi nelle bocche aperte di tanti sotto al palco, nelle piazze stracolme che lo ascoltano.

È la speranza, ormai divenuta certezza fideistica, dei cosiddetti “fascisti 2.0”, pronti a manganellare e insultare come cavallette chiunque per una qualsiasi critica mossa al “nuovo messia”. Ma è anche la speranza di gente diversissima che sa di essere di fronte a un salto nel vuoto, in cui nessuno sa cosa faranno gli sconosciuti eletti, a chi risponderanno, chi sono e da dove vengono. L’ultima mano di poker che, tanti esasperati dalla vecchia politica, decidono di giocare cambiando quattro carte. Consapevoli che può succedere di tutto.

Grillo ha già vinto chiedendo il Wi-Fi gratuito “come ha fatto Obama” – che poi non è vero, ma funziona. Ha vinto rifacendosi a Joseph Stigliz e Lester Brown per quanto riguarda economia e energia, proponendo una marcia indietro che blocchi il cemento e torni a forme di nazionalizzazione inaspettate, salvaguardando l’agricoltura, la pesca, il made in Italy soprattutto alimentare. Opponendosi allo strapotere senza regole della Cina, all’Europa fallita che abbiamo davanti agli occhi, alla globalizzazione e alla circolazione impazzita delle merci. Ha già vinto proponendo di non svendere il patrimonio pubblico e di lottare contro investitori stranieri che a quattro soldi ci portano via il meglio che c’è rimasto. Ha vinto perché è riuscito ad unire la modernità della rete con il ritorno alle origini, ad una frugalità fatta di valori anteposti alle cose. Ha vinto creando un senso di appartenenza. Un “noi” fatto di gente comune, contrapposto ad un “voi” in cui ha messo dentro tutto il potere: dalla politica, alla grande economia, alle banche, ai giornalisti, a tutta l’élite finanziaria e dei grandi capitani d’industria italiani additati uno ad uno per demerito. Se non sei con lui sei con loro.

Ha rigirato sui suoi nemici tutte le accuse di anti politica, demagogia e populismo. Li ha derisi e sbeffeggiati, dipinti come vecchi, ladri, meschini, inutili e incapaci, interessati, morti, finiti. Li ha tramortiti riempiti di paura. Ha vinto, anche se non vincerà le elezioni e sarà proprio questo, forse, a consentirgli di stravincere la prossima volta, magari già tra sei mesi o un anno, quando – come dice – si dovrà tornare a votare. Grillo ha già vinto le sue elezioni dal palco, usando le parole giuste, zittendo il dissenso interno, aizzando le folle con i discorsi che i cittadini stanchi vogliono sentire. Ma c’è sempre qualcuno che le vince le elezioni, il problema è vincere dopo.

E dopo, di solito, non vince nessuno.

Comments

  1. Speriamo almeno di vincere al superenalotto, giocandoci i soldi del reddito di cittadinanza,

  2. Giuseppe Della Canfora

    Beh! Era ora mi capitasse di leggere un articolo degno di questo nome. Pane al pane e vino al vino senza offendere nessuno.
    Grz. G.

  3. FINALMENTE un articolo scritto bene di uno che sa criticare argomentando in maniera costruttiva e azzeccandoci anche abbastanza bene.
    L’unica pecca è quella nota di disfattismo finale “E dopo, di solito, non vince nessuno.” Però lo si ammette: “di solito” non è sempre e magari questa è la volta buona.

  4. Il migliore articolo che io ho letto in questa campagna elettorale.

    Un articolo ricco di buon senso e tanta ma tanta obiettività.
    Complimenti Bartolucci.