Il Sud Africa e le armi, il caso Pistorius non un gesto isolato

Pistorius Sud Africa“La verità è che in Sud Africa le armi ci sono”. Questa è solo una delle testimonianze raccolte dal Guardian, che confermano la grande diffusione di fucili e pistole automatiche nel paese. Circa sei milioni di armi, complessivamente, secondo le ultime stime. Il caso di Oscar Pistorius ha colpito il mondo intero per via della notorietà del campione bi amputato paralimpico, un evento mediatico, nella storia del paese, secondo solamente alla liberazione dell’ex presidente Nelson Mandela. Ora Pistorius è accusato di omicidio premeditato della sua fidanzata, la modella Reeva Steenkamp.
La norma di 15mila omicidi l’anno, causati dallo smodato utilizzo delle armi, non ha mai rappresentato una novità nel panorama  mediatico internazionale.

E’ stato il personaggio Pistorius, vera e propria fonte di ispirazione per gli atleti disabili, a catalizzare l’attenzione. Ciò che colpisce del Sud Africa, attualmente, è l’onnipresenza della violenza causata dalla rabbia repressa della popolazione. Il paese non è riuscito a colmare il divario razziale tra la popolazione, nonostante l’esempio e i buoni propositi dell’ex presidente Mandela. La violenza è presente ovunque: nel linguaggio e nella vita quotidiana. La stessa pubblicità della Nike, lo sponsor di Pistorius fino al giorno di San Valentino, vista a posteriori rivela un messaggio celato di violenza: “Io sono il proiettile nella camera”.

Ci sono quartieri o residenze suburbane create per mettere al sicuro la popolazioni da eventuali aggressioni. Uno di questi è il Silver Woods Country Estate, risposta del mercato immobiliare alla violenza tra classi medie di ogni etnia e all’incremento del tasso degli omicidi. Nella “fortezza” suburbana sono presenti telecamere a circuito chiuso, sensori sepolti sotto il muro di cinta, fili elettrificati, un sistema di sicurezza fatto anche di guardie armate pronte a soccorrere i proprietari delle case qualora spingessero il pulsante di panico. Nonostante tutte queste misure, la gran parte dei capifamiglia ha anche armi proprie. Non tutti hanno il permesso o le licenze di utilizzo delle armi da fuoco.

In teoria ci sarebbero norme che limitano il loro utilizzo, ma nella pratica le pistole ci sono eccome. I dati sul possesso di armi in Sud Africa sono discordanti e poco affidabili, così come quelli sugli omicidi e le violenze sessuali sulle donne. Fino a quando possedere delle pistole o dei fucili conferiranno prestigio e senso di protezione, le persone saranno indotte a utilizzarle. C’è chi sostiene che debbano essere solo gli agenti di polizia a possedere le armi, ma è un’ipotesi lontana dalla realtà.

Di Alessandro Proietti

romano, 28 anni, è giornalista professionista, iscritto all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Mi sono laureato in editoria, comunicazione multimediale e giornalismo alla Sapienza. Ho collaborato con le redazioni “All News” e “Sport” di Radio Rai, con l’emittente televisiva 7 Gold. Nel 2007 ho conseguito un diploma di “Cinema e televisione” presso l’Ucla di Los Angeles. Ho collaborato, inoltre, con l’Agi nelle redazioni “Nazionale”, “Esteri” e “Olimpiadi 2008”. Nel 2009 ho fatto uno stage alla redazione romana della Gazzetta dello Sport e nel 2010 uno stage nella redazione giornalistica di RDS. Ho conseguito un diploma di “Dizione e fonetica”, con il doppiatore Rai Alberto Lori. Ho partecipato ai seminari di formazione annuali, nel 2008 e 2009, organizzati dalla Comunità di Capodarco e dall’agenzia Redattore sociale. Ho preso parte al seminario “Mass media, salute e Migrazioni”, presso l’ospedale Bambin Gesù. Mi interesso di sport, cronaca nera, cinema e sociale.