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Diritto di critica | August 3, 2021

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Siria: lo spettro delle armi chimiche e il risiko su Israele

risikoL’ANALISI – Lo spettro delle armi chimiche è ormai il grande spauracchio di Israele; alla conferenza internazionale sulla sicurezza che si tiene annualmente a Hertzliya il generale maggiore Avi Kohavi ha dichiarato che Assad ha ancora pieno controllo sui depositi di armi chimiche nei dintorni di Damasco e potrebbe farne uso contro l’opposizione in qualunque momento.

Il risiko su Israele. Lo Stato ebraico è però preoccupato anche dal fatto che tali armi possano passare nelle mani di gruppi filo Assad come Hizbullah o altri filo-opposizione come i jihadisti di Jabhat al-Nusra, gruppi che potrebbero a loro volta utilizzarle contro Israele. Fonti della sicurezza israeliana hanno recentemente affermato che le richieste per kit di emergenza e maschere anti-gas sono drasticamente aumentate negli ultimi mesi e le autorità postali israeliane confermano che in un solo giorno ne sono state distribuite più di quattromila.

Jabhat al-Nusra. Secondo alcune analisi la brigata jihadista Jabhat al-Nusra sembra acquisire sempre maggior rilievo all’interno dei gruppi di opposizione, è ormai diventata una colonna portante dell’offensiva anti-Assad ed in diverse occasioni è addirittura intervenuta a soccorso dei combattenti dell’Esercito Libero Siriano. I suoi membri sono particolarmente temuti dall’esercito regolare di Assad in quanto non hanno alcuna paura della morte e non esitano a immolarsi in nome di quella “guerra santa” contro il regime; ciò purtroppo è dimostrato anche dai diversi attentati suicidi come quello di al-Midian nel gennaio 2012 che fece 26 morti e più di 60 feriti, molti dei quali civili; quello del 3 ottobre scorso ad Aleppo che fece 48 morti e 122 feriti e diverse altre zone del paese; attentati decisamente poco apprezzati dall’Esercito Libero Siriano.

La variabile iraniana. In aggiunta subentra un’ulteriore preoccupazione, ovvero che in caso di caduta del regime, l’esercito iraniano e le milizie di Hizbullah potrebbero decidere di entrare in Siria per cercare di salvare il salvabile e salvaguardare i propri interessi; una prospettiva che obbligherebbe Israele e forse anche la Nato a un immediato intervento in Siria. In effetti risulta difficile credere che l’Iran lasci che il suo storico alleato cada senza muovere un dito, tant’è che gli Stati Uniti hanno denunciato ancora una volta, tramite il direttore dell’Intelligence nazionale James Clapper, il continuo supporto economico, logistico e militare fornito da Teheran ad Assad.

Il riconoscimento di Israele. Se poi il regime siriano dovesse cadere e l’opposizione prendesse il potere, quali saranno i conseguenti rapporti con Israele? Il nuovo governo sarebbe disposto a riconoscere lo Stato ebraico? Secondo alcune fonti sarebbero in corso trattative con alcuni esponenti dell’opposizione siriana che sarebbero pronti a riconoscere la sovranità di Israele; il problema nascerebbe dal fatto che questi esponenti non godrebbero della necessaria rappresentatività all’interno dello schieramento di opposizione.

La caduta del regime di Assad rischia dunque di non essere la fine della tragica guerra civile siriana ma piuttosto l’inizio di un più ampio conflitto che rischia di espandersi su larga scala.