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Diritto di critica | January 28, 2023

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I guerriglieri di casa nostra, in Siria jihadisti provenienti dall'Italia

di | 05 Dic 2013Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

Jihadisti provenienti dall’Italia sono presenti in Siria per combattere contro il regime di Assad. Secondo alcune fonti si tratterebbe di una quindicina al massimo, buona parte dei quali siriani residenti in Italia. Sarebbero centinaia i musulmani partiti dall’Europa per andare a combattere nel paese mediorientale, anche se risulta difficile fornire un numero preciso di combattenti o dei loro paesi d’origine visto che non esiste ancora nessun censimento reale e le fonti disponibili al pubblico sono spesso incomplete.

Dall’Europa alla Siria. Recenti studi da parte del Centro Internazionale per lo Studio della Radicalizzazione (ICRS) rivelano però che sarebbero circa 600 i cittadini europei che si sono uniti ai ribelli siriani; circa il 7 – 11% del numero totale di combattenti. La provenienza varia, con un gran numero da Regno Unito, Paesi Bassi, Germania, Belgio, Norvegia, Francia e Danimarca, ma con parecchi anche da Svezia, Spagna, Kosovo e Bulgaria.

Guerriglieri nostrani. In Italia il primo caso emerso fu quello di Giuliano Delnevo, convertito genovese, classe 1989 e convertitosi all’Islam nel 2008 ad Ancona. In pochi anni Delnevo assunse posizioni sempre più radicali, aprendo un canale su YouTube denominato “Liguristan” e gestendo una pagina Facebook nella quale erano presenti vari riferimenti alla guerriglia cecena tra cui il logo del centro Kavkaz, un’agenzia di informazione cecena di stampo radicale; la foto di Emir Khattab e quella di Abd Allah Yusuf al-Azzam, l’attivista palestinese al quale si ispirò Osama Bin Laden. Nel 2011 Delnevo cercò assiduamente contatti per infiltrarsi in Siria a combattere a fianco dei jihadisti; dopo una primo tentativo nell’estate del 2012 che non andò però a buon fine, il genovese riuscì ad entrare nel paese pochi mesi più tardi. Nel giugno del 2013 Giuliano Delnevo rimase ucciso in uno scontro a fuoco con le truppe nemiche mentre combatteva al fianco di una brigata cecena legata a Jabhat al-Nusra.

Il jihadista bresciano. Un altro caso interessante è quello del ventenne Anass el-Abboubi, bresciano di origine marocchina, arrestato nella primavera del 2013 e rilasciato poco dopo. El-Abboubi prese contatti con diversi ambienti dell’estremismo islamico europeo tra cui Sharia4Belgium, nel tentativo di aprire la “filiale” italiana del gruppo e fondando il blog “Sharia4Italy”. Nell’aprile del 2013 la polizia belga arrestò diverse persone legate a Sharia4 Belgium ad Anversa e Vilvoorde, tra cui il portavoce, Fouad Belkacem, noto anche come Abu Imran. Secondo le autorità belghe almeno 33 persone legate a Sharia4Belgium si troverebbero a combattere in Siria a fianco dei jihadisti. El-Aboubi fece perdere le proprie tracce poche settimane dopo il suo rilascio e secondo alcune informazioni si troverebbe attualmente in Siria a combattere, presumibilmente nei pressi di Aleppo.

Il giallo dell’italiano tra i sicari siriani. Lo scorso settembre è inoltre emersa la storia di due siriani, Haisam Sakhanh ed Ammar Bacha, da tempo residenti in provincia di Milano e con foto sulle loro pagine Facebook mentre vengono immortalati con fucili automatici e lanciagranate. Di per sé nulla di particolarmente grave; molti siriani sono partiti per andare a combattere nel proprio paese; il fatto imbarazzante emerse però nel momento in cui il New York Times pubblicò un filmato nel quale alcuni ribelli venivano ripresi mentre sparavano alla schiena di sette soldati siriani nudi e inginocchiati e, secondo alcuni, uno di questi ribelli sarebbe proprio Sakhanh, già noto alle forze dell’ordine italiane per un assalto all’ambasciata siriana a Roma. La notizia venne ripresa dal Corriere della Sera col titolo “Il giallo dell’italiano tra i sicari ribelli”. Vi sarebbero inoltre altri due fratelli siriani residenti sempre nel milanese che sarebbero stati ritratti armi alla mano assieme a Bacha e Sakhanh.

A rischio la (nostra) sicurezza nazionale. Il fenomeno dei jihadisti europei partiti per la Siria preoccupa non poco i servizi di sicurezza dei vari paesi europei che monitorano attentamente la situazione nel timore che, una volta rientrati nei loro paesi di origine, gli ex combattenti potrebbero diventare un pericolo per la sicurezza nazionale.

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