IL GRAFFIO – Lo streaming è una pantomima, una recita. La conferma è arrivata ieri quando – seduti davanti al pc a guardare le coppie Bersani/Letta e Crimi/Lombardi – in molti si saranno resi conto della sceneggiata, preparata ad uso e consumo di una presunta trasparenza che in fondo si riduce a una recita. Già, perché solo gli ingenui possono davvero credere che la ripresa in hd dei politici seduti al tavolo incastri la trattativa davanti allo spettatore: semplicemente la sposta da un’altra parte, per mandare poi in streaming il copione già deciso.
Il gioco delle parti. E mentre ieri l’accoppiata Bersani-Letta si lasciava andare in una tirata sui doveri della politica nei confronti dell’Italia che difficilmente si sarebbe ascoltata in consultazioni altrimenti riservate, la Lombardi rampognava mediaticamente il segretario Pd dicendo davanti alle telecamere che le pareva di essere a Ballarò. Chiudeva il tutto Crimi, con il suo “No” deciso a una fiducia a occhi chiusi al governo guidato da Pierluigi Bersani. Come da copione, verrebbe da dire.
Ma è un’altra la diretta streaming che manca: quella delle riunioni grilline in cui si prendono le decisioni poi definite – a telecamere rigorosamente spente – “all’unanimità”. Se davvero tutto è così semplice e condiviso, perché non filmare le riunioni a Cinque Stelle? Anche sull’elezione di Grasso-Boldrini (ma non solo) sarebbe stato utile per gli elettori conoscere le dinamiche interne del partito trasparente. I maligni bofonchiano che tutto si riduca a una telefonata di Beppe Grillo, con il diktat da seguire. Ma se così fosse, i parlamentari 5Stelle sarebbero solo marionette. Si accendano dunque le telecamere, tutte però.
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