Jolly Nero e Concordia, le navi che non dovevano essere lì

genovaL’incidente di Genova è tutt’ora inspiegato. Il Jolly Nero aveva due rimorchiatori come prescritto, eseguiva una manovra già collaudata (anche se poco usuale), aveva un timoniere esperto in plancia. Tutto come prescritto, pare. Eppure è andato fuori controllo e ha sbriciolato la torre di controllo del molo Giano, causando 7 vittime e 2 dispersi. Una nave così grande non doveva essere lì: proprio come la Costa Concordia di Schettino, al Giglio, un anno fa.

Poppa impazzita. A Genova ogni anno 6mila navi compiono un’operazione simile a quella che ha causato l’incidente del Jolly Nero: una “manovra di retromarcia”, che avrebbe portato il rimorchiatore ai moli interni del porto per lo scarico delle merci. I due rimorchiatori lo hanno trainato nel canale d’ingresso nella notte di martedì, incanalato verso il molo Giano a velocità prescritta. Poi la poppa della nave ha continuato in linea retta invece di virare, travolgendo la torre di vetro e cemento del Controllo Portuale. Una dinamica inspiegabile, per ora: uno dei cavi di traino ha tentato il recupero della nave, ma si è spezzato, anche a motori fermi. Perché la nave non ha virato?

Equipaggio esperto. L’equipaggio, secondo le autorità portuali, era esperto e preparato, abituato alla manovra. Dovrà essere la scatola nera a spiegare agli inquirenti i motivi per cui il cargo non ha virato, se per errore umano (velocità o impostazioni del timone) o per guasto tecnico.

“Non doveva essere lì”. Di certo, la manovra è risultata azzardata. E secondo il presidente delle Autorità portuali di Genova Luigi Merlo, quella nave “non doveva essere lì”. Si apre una linea d’indagine quindi sui permessi e sulle prescrizioni che la Jolly Nero doveva rispettare, in uno spazio così angusto. Ricorda un’altro caso celebre, e purtroppo recente, di “manovra azzardata” (se poi così è andata davvero): la “furbata” di Francesco Schettino al Giglio, con l’inchino ormai rodato da anni di inutile rischio per i passeggeri. La Costa Concordia è ancora lì, piegata su un fianco, con le sue 30 vittime e un centinaio di feriti, appoggiata sul fondale dell’Isola del Giglio: Schettino ha scritto un libro ed è finito decine di volte in tv, mentre il processo è in corso. Forse Genova e Giglio hanno più cose in comune di quel che sembra.

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.