La querelle Balotelli infiamma l’Italia: razzismo o semplice rivalità sportiva?

BalotelliNon si placano le polemiche sul caso Balotelli, assurto a icona della difficile integrazione razziale nello sport. Insultato e attaccato dalle tifoserie avversarie, l’attaccante del Milan si batte contro il razzismo trovando sponde e interpretazioni contrarie. Primo capitolo della storia recente vede protagonista la tifoseria romanista che, durante Milan-Roma di campionato dieci giorni fa, avrebbe rivolto insulti e intonato buu razzisti. Per questa condotta, il giudice sportivo aveva deferito i supporter giallorossi prima del turno di squalifica inflitto ieri per i reiterati insulti a un calciatore del Napoli, sanzione da scontare nel prossimo campionato.

Mario Balotelli ha più volte minacciato di abbandonare il campo in caso di continui insulti a sfondo razzista. A questa provocazione il presidente dell’Aia Marcello Nicchi lo aveva avvertito sostenendo che, in caso di abbandono volontario del terreno di gioco, il giocatore sarebbe da ritenersi espulso. In seguito a tale avvertimento, proprio il designatore dell’Uefa Pierluigi Collina ha voluto precisare che l’interpretazione di Nicchi è da ritenersi frutto di un “malinteso”. Non si deve arrivare – ha aggiunto Collina – al punto in cui un giocatore venga costretto a lasciare il campo per salvaguardare la propria dignità e far valere un proprio diritto”. Il ministro dell’Integrazione ha cercato di stigmatizzare quanto accaduto tra i tifosi della Fiorentina e i giocatori del Milan dopo la partita di Siena.Ieri, dopo la vittoria dei rossoneri, che ha sancito la qualificazione del Milan al preliminare della Champions League, proprio ai danni della viola, è stata sfiorata la rissa.

“Non è scontato che i cori contro Balotelli siano dettati dal razzismo”. A prendere le distanze dalle accuse di razzismo è il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge. “Il razzismo – ha sottolineato il ministro – è un tema che va sicuramente affrontato, ma credo che bisogna vedere anche in quale momento siano stati fatti questi cori. Bisogna anche ricondurre tutto ai risultati della partita e credo che a volte bisogna essere molto lucidi per capire che quando si parla di razzismo, quando si parla di sport, di una sconfitta o di altri tipi di motivazione che spingono le persone”.

Di Alessandro Proietti

romano, 28 anni, è giornalista professionista, iscritto all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Mi sono laureato in editoria, comunicazione multimediale e giornalismo alla Sapienza. Ho collaborato con le redazioni “All News” e “Sport” di Radio Rai, con l’emittente televisiva 7 Gold. Nel 2007 ho conseguito un diploma di “Cinema e televisione” presso l’Ucla di Los Angeles. Ho collaborato, inoltre, con l’Agi nelle redazioni “Nazionale”, “Esteri” e “Olimpiadi 2008”. Nel 2009 ho fatto uno stage alla redazione romana della Gazzetta dello Sport e nel 2010 uno stage nella redazione giornalistica di RDS. Ho conseguito un diploma di “Dizione e fonetica”, con il doppiatore Rai Alberto Lori. Ho partecipato ai seminari di formazione annuali, nel 2008 e 2009, organizzati dalla Comunità di Capodarco e dall’agenzia Redattore sociale. Ho preso parte al seminario “Mass media, salute e Migrazioni”, presso l’ospedale Bambin Gesù. Mi interesso di sport, cronaca nera, cinema e sociale.