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Diritto di critica | September 20, 2021

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Usa e talebani seduti allo stesso tavolo, le trattative per una vittoria di facciata

TalebaniMascherare una sconfitta da vittoria. Non è la prima volta che gli Stati Uniti perdono una guerra e fanno finta di averla vinta. È successo in Vietnam, si sta per ripetere in Afghanistan. Henry Kissinger nel 1973 trovò la formula giusta per una nazione non abituata alla sconfitta: “Chiamatela vittoria, e andatevene”.

Un fallimento. Gli Stati Uniti sono pronti a scendere a patti con “satana”: i talebani. Gli odiatissimi studenti coranici – che hanno sempre ricambiato l’odio verso gli occidentali – presto si siederanno intorno ad un tavolo con gli americani, grazie alla mediazione del governo pachistano. Dopo quasi 12 anni di guerra, gli statunitensi sanno bene che questo conflitto non è più sostenibile, sia economicamente che politicamente. Allora si preparano ad uscire di scena senza essere riusciti a controllare un territorio storicamente incontrollabile. Oggi possono – almeno – lasciare il campo a testa alta, diversamente da quanto fecero i sovietici. Ma venire a patti con il nemico che doveva essere annientato o per lo meno cacciato dall’Afghanistan significa ammettere il proprio fallimento.

Una trattativa complessa. Dopo mesi di trattative segrete in Norvegia, si è aperta la porta del dialogo. Gli americani e gli occidentali vogliono comunque garantirsi qualche vantaggio economico a partire dallo sfruttamento di oleodotti diretti verso il mare indiano. I talebani sono pronti ad accettare di non permette a qualsiasi forza di lanciare attacchi verso altri paesi dal proprio territorio (come avvenne con Al Qaeda nel 2001). Questa è una pre-condizione fondamentale per gli americani affinché queste trattative abbiano inizio. Passaggio più complicato è l’accettazione da parte degli studenti del Corano della smilitarizzazione delle proprie milizie e  della Costituzione vigente sul territorio afghano. Lo stesso Karzai preferirebbe trattare la questione in un secondo momento in un confronto interno senza la mediazione pachistana e la presenza- ingombrante – degli Stati Uniti.

Gli Usa, da nemici a mediatori. Ufficialmente gli Stati Uniti parteciperanno all’incontro in Qatar come mediatori. L’obiettivo ufficiale è quello di creare i presupposti per la “riconciliazione”, ha spiegato Obama. E per riconciliazione si intende quella tra la fazione di Karzai e quella dei talebani. Gli Usa si pongono ufficialmente fuori dalla trattativa, pur essendo i protagonisti principali del confronto. È così che è stata impostata la exit strategy americana: trasformare una sconfitta in un successo, quello che potrebbe venir fuori dalla “mediazione”. La strada è più che tortuosa e non è detto che avrà un lieto fine. Ma l’obiettivo immediato al quale Obama vuole arrivare è la cessazione sostanziale delle violenze. “Basta morti, non possiamo più permettercelo”, ha spiegato ai suoi. È ora di ripristinare i rapporti che c’erano prima del 2001 con i talebani, dapprima foraggiati durante il conflitto con l’Unione Sovietica, poi osteggiati per il loro rifiuto di consegnare Osama Bin Laden.

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