Spesa pubblica, va fatto tutto e subito

Fabrizio-SaccomanniIl rinvio di Imu e Iva è soltanto un palliativo: a fine agosto torneranno alla ribalta, acconto e seconda rata insieme. Per quella data, Saccomanni deve trovare risorse fresche, o Letta verrà sfiduciato dal Pdl (con probabile caduta del governo). In questi termini, il tempo è essenziale. Ma toccare la spesa pubblica è impresa titanica, anche Monti fallì. I tagli orizzontali non sono possibili, la sanità è allo stremo. Dove si può tagliare?

La lista della spesa. Saccomanni deve trovare coperture per una decina di provvedimenti. L’Imu è stata rimandata a fine agosto, ma la seconda rata e l’acconto si andranno a sommare, per un totale di circa 6 miliardi. L’Iva, rinviata anch’essa, attende a settembre una risposta. E la Tarsu, la tassa sui rifiuti, aumenterà: anche su questo servono soldi per gli sgravi. Ma dove andarli a prendere, se finora le diete dimagranti hanno fallito?

Duecento miliardi aggredibili. Secondo Saccomanni, è un errore pensare che la spesa pubblica sia intoccabile. Su 800 miliardi complessivi, 200 sono aggredibili, con risparmi “mirati e consapevoli”. In soldoni: si tratta di bloccare la rivalutazione delle pensioni e degli stipendi più alti; tagliare le spese alle società controllate da Regioni, Comuni e Province (trasporti locali, municipalizzate, rifiuti, etc); ridurre i finanziamenti alla sanità. Quest’ultimo, in particolare, è il tasto dolente indicato da Lorenzin, ministro della Sanità, che esclude tagli lineari e propone una revisione del sistema ticket.

Il Ticket non basta. Il fatto è, secondo Lorenzin, che “la metà degli assistiti è esente dal ticket e consuma l’80% delle prestazioni”. Cosa non difficile da immaginare, se si considera che a frequentare gli ospedali sono soprattutto gli anziani: anziani con un reddito medio molto basso, peraltro, come dimostrano i dati Istat (la metà è al di sotto dei mille euro al mese, il 10% non supera 500 euro). Per Lorenzin, bisogna agire: “risparmiare sulle cure con il piano quinquennale di deospedalizzazione e cure domiciliari” è la prima tappa.

Prospettive nere. Saccomanni e Lorenzin avranno vita difficile. Soprattutto perché i tagli che propongono incidono pesantemente su cittadini già stressati dalla crisi. Ridurre i posti letto in ospedale significa tagliare sulle cure, se non si affianca ad un nuovo sistema capillare di servizi sanitari (dalle asl ai consultori, dei “centri di cura” polivalenti e snelli contrapposti ai grandi ospedali generalisti). E tagliare sulle pensioni è far piovere sul bagnato. Le cure rischiano di essere peggiori della malattia, se non ci sono idee forti dietro.

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.