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Diritto di critica | June 22, 2021

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Egitto ancora nel caos, disordini e oltre 50 morti

Egitto ancora nel caos, disordini e oltre 50 morti

EGYPT PROTESTI Fratelli Musulmani ci riprovano. L’anniversario della guerra del 1973 contro Israele è stato trasformato dalle fazioni islamiste nell’ennesima occasione per creare disordini. Il risultato è stato una cinquantina di morti e più di trecento feriti. L’esercito è stato costretto ad andare con la mano pesante per far fronte a numerosi manifestanti armati che avrebbero anche tentato di assaltare i cortei dei sostenitori del generale al-Sisi. Quasi duecento persone sono state arrestate per aver preso d’assalto le forze dell’ordine e i manifestanti filo-governo in piazza Ramses e a Hadayq al-Qobba.

Secondo il professor Wael Farouq, docente all’Università Cattolica di Milano, i Fratelli Musulmani stanno cercando di attirare l’attenzione facendo credere che l’Egitto del dopo Mursi stia cadendo nel baratro, ma non è affatto così visto che l’economia è in ripresa, la quotazione della lira egiziana ha smesso di scendere rispetto al dollaro e si sono fatti numerosi passi avanti nella roadmap, tra cui la creazione di una Costituente presieduta da Amr Moussa, ex presidente della Lega Araba. La Costituente questa volta risulta realmente rappresentativa di tutto l’Egitto, composta da cinquanta membri scelti con parametri proporzionali alle differenti professioni, fasce sociali, territoriali, gruppi rivoluzionari, giovani, donne e pari rappresentanza alle istituzioni musulmane e copte.

Wael Farouq illustra come i sostenitori della Fratellanza organizzino di tanto in tanto qualche manifestazione che finisce sistematicamente in violenti scontri, molti dei quali non avvengono neanche con le forze di sicurezza ma piuttosto con comuni cittadini.

In Egitto i Fratelli Musulmani hanno infatti raggiunto il minimo storico quanto a popolarità; sono malvisti da gran parte della popolazione che li considera anti-democratici e responsabili della crisi in cui è caduta l’Egitto negli ultimi due anni. Sono ormai noti i filmati dell’estate 2013 nei quali la popolazione contesta i cortei della Fratellanza dai balconi nonché quelli dove cittadini applaudono i poliziotti che arrestano militanti della Fratellanza nei pressi di Rabaa al-Adawiyya.

La roadmap fissata da Tamarrod e messa in pratica dal nuovo governo dopo la cacciata di Mursi porterà il paese a elezioni entro breve, non appena completati i lavori della carta costituzionale; elezioni che verranno monitorate dalla Comunità Internazionale e gli islamisti dovranno allora fare i conti con i giovani rivoluzionari che vogliono un paese laico e moderno, ben lontano dalle aspirazioni della Fratellanza.

Farouq ha poi spiegato come Mursi fece scarcerare migliaia di terroristi e gli egiziani si stanno ora rendendo conto di quanto violenti e pericolosi siano e i fatti purtroppo parlano chiaro.

Nella giornata di lunedì un attentatore suicida si è fatto saltare nei pressi di una base militare ad al-Tor, nel sud del Sinai, uccidendo tre poliziotti e ferendo una cinquantina di persone. Altri sei soldati sono invece stati uccisi nei pressi del Canale di Suez.

A Ismailiya invece un uomo armato ha fatto fuoco contro una postazione dell’esercito uccidendo cinque militari.

A sud del Cairo jihadisti hanno assaltato con granate un centro per le comunicazioni satellitari; l’attacco è stato rivendicato in un video dalle “Brigate Furqan” che hanno anche dichiarato di essere in guerra contro gli infedeli che si oppongono all’Islam in Egitto.

Nel frattempo il Ministro della Solidarietà Sociale ha dichiarato che i fratelli Musulmani saranno sciolti anche come ONG. Lo scorso 23 settembre un tribunale del Cairo aveva ordinato la dissoluzione dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani e la confisca dei loro beni.

Dunque mentre l’Egitto cerca di mettersi lentamente alle spalle un periodo drammatico per procedere con la roadmap che dovrà portare il paese verso nuove elezioni, gli islamisti sembrano tentare in tutti i modi di ostacolare tale processo utilizzando la religione come pretesto per ripristinare un governo e un’ideologia che hanno fallito e che difficilmente potranno tornare al potere in breve tempo. Alcuni sostenitori dei Fratelli Musulmani hanno affermato che l’organizzazione si trova in una situazione simile a quella del ’54 ma non si rendono conto che in realtà l’attuale contesto è di gran lunga peggiore in quanto nel ’54 avevano contro solo le istituzioni mentre oggi hanno contro sia le istituzioni che la società. I Fratelli Musulmani hanno inoltre fallito nel tentativo di influenzare i paesi islamici e quei governi occidentali che inizialmente avevano simpatizzato per loro. Gli unici due paesi che ancora li appoggiano sono Qatar e la Turchia, o meglio, il governo Erdogan.

 

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