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Diritto di critica | May 13, 2021

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Fine vita e bioetica, le riforme mancate

La riforma del Senato, gli 80 euro, la legge elettorale, la riforma della Giustizia …tra le tante riforme annunciate dal Governo Renzi ne mancano alcune da sempre tenute in sordina ma che da sole iscriverebbero il nome dell’attuale premier e del suo esecutivo nella storia politica e sociale del Paese: le riforme legate alla bioetica. Al fine vita e alla procreazione medicalmente assistita in primis.

Dopo il caso di Eluana Englaro e Piergiorgio Welby, che tanto avevano colpito l’opinione pubblica e spaccato la politica – quando ciascun partito aveva tentato di parlare al suo elettorato di riferimento sfruttando proprio l’onda lunga di queste vicende – all’improvviso un pesantissimo silenzio è calato sui temi etici. Davanti alle spaccature interne agli stessi partiti, nessun politico né capo di governo ha più compiuto l’azzardo di spingersi a esaminare certe tematiche. Tanto che ieri, dopo l’invito di Napolitano al Parlamento perché vengano calendarizzate discussioni in merito ai temi bioetici, c’è stato chi ha accusato il Presidente della Repubblica di aver tentato di spaccare le intese. Mentre altri – vedi la Binetti – hanno ribattuto che alcune riforme in quest’ambito sono state affrontate: la parlamentare ha citato il femminicidio e le adozioni.

Al di là della retorica, la realtà è diversa e chiama in causa l’incapacità della politica nell’affrontare certe tematiche: manca la volontà di andare contro le incrostazioni di certo cattolicesimo politicante e tradizionalista che parla di libertà salvo limitarla “per legge”. Eppure si tratterebbe di semplice buonsenso: quante Eluana e Piergiorgio ci sono oggi in Italia? Quanti cittadini sono stati lasciati soli da uno Stato che sceglie di non scegliere, di non dichiarare gli italiani in grado di intendere e di volere e quindi liberi – a loro volta – di prendere decisioni cruciali, pur nel rispetto di norme e leggi? E ancora: come avviene la morte dei malati terminali in Italia. Ovvero: cosa accade negli ospedali?

Chi scrive, ad esempio, è fortemente contrario all’eutanasia così come al testamento biologico, dal momento che la vita non ce la siamo data ma ci è stata donata. E in virtù di questo è arroganza decidere di toglierla a qualcuno solo perché vive nella malattia. E lo stesso vale per il testamento biologico: nessuno assicurerà mai che un malato – che in vita aveva deciso per un certo orientamento – non possa nel frattempo aver cambiato idea sulla propria morte. Detto questo: che in questo àmbito lo Stato imponga “per legge” dall’alto una scelta, è una delle peggiori sconfitte per lo Stato stesso, una mancanza di fiducia nei suoi cittadini. Ciascuno è libero di decidere, prendendosi le proprie responsabilità e facendo poi i conti con la scelta presa.

Diverso, invece, sarebbe proporre una cultura e punti di vista molteplici sulle diverse implicazioni  sulle tematiche bioetiche, dando quindi ai cittadini – fin dai banchi di scuola – la possibilità di informarsi e capire fino in fondo le conseguenze di una determinata decisione. Un’azione pervasiva e pericolosa, forse, perché aprirebbe la strada a scelte spesso dolorose o non condivisibili da alcuni.

Di certo adesso la situazione non è migliore.

@emilioftorsello