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Diritto di critica | September 20, 2021

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La solitudine delle partite iva in attesa della riforma

Gli autonomi italiani si ritrovano con un’aliquota Inps più alta e con un regime dei minimi che avvantaggia alcuni e svantaggia altri

Solo trent’anni fa li avrebbero chiamati “padroni”. Oggi sono i nuovi proletari, quelli che un lavoro se lo devono inventare, senza tutele, senza sostegni e per giunta tartassati dal fisco. Sono le partite Iva.

Storie di partite iva. “Lavoro ogni giorno, anche di domenica, dalla mattina alle 8 30 fino alle 20. Talvolta anche fino a tarda notte”, racconta Michela, 31 anni, partita iva nel campo della produzione video. “Non mi fermo un attimo, giusto una settimana ad agosto. Non faccio viaggi, non vado in palestra e faccio fatica ad avere un minimo di vita sociale. Se mi fermo non guadagno e se non guadagno non posso pagare l’affitto, visto che già oggi non riesco a mettere da parte nulla. Questa non è vita”. Da gennaio, poi, tutti coloro che sono iscritti alla gestione separata Inps si sono ritrovati con un’aliquota del 28,8%, rispetto al 27,7%. “Ancora non ho versato i contributi del 2015, quindi non riesco a farmi un’idea chiara di quanto pagherò in più. In ogni caso aumenterò le mie ore di lavoro, non dormendo la notte”, dice con un velo di sarcasmo. Michela sa, inoltre, che se mai si dovesse ammalare o avere qualsiasi tipo di problema non avrebbe alcuna assistenza dallo Stato: “È un’opzione che non voglio contemplare”, spiega.

Sfruttato senza protezione. Giovanni, invece, 33 anni e con una falsa partita iva, lavora per una società che ha vinto alcuni appalti presso Roma Capitale. “Mi hanno detto: ‘Apriti una partita iva e poi puoi lavorare con noi’. Non me lo sono fatto ripetere due volte. Dopo due anni di disoccupazione con qualche lavoretto pagato con ritenuta d’acconto, non avevo scelta”. Giovanni ora sa che in questa società non ha possibilità di crescita, né un futuro assicurato, ma “è troppo difficile mollare per rimanere senza nulla in mano”, spiega. “Se mi prendo l’influenza o se per un giorno ho bisogno di prendermi cura dei miei genitori, so che non guadagnerò nulla per il periodo della mia assenza”. Per lo meno sono regolari con i pagamenti. Non tutti sono così fortunati.

La corsa al regime dei minimi. Nello scorso mese di novembre c’è stata una vera corsa all’apertura della partita iva. Se si confrontano i dati con lo stesso mese dell’anno precedente, la percentuale di richieste è stata superiore all’15% in più. Se si analizzano i dati delle partite iva aperte in regime di vantaggio, si può notare come tra queste vi è stata una crescita esponenziale pari all’84%, sempre rispetto a novembre 2013. Il motivo di questa impennata è probabilmente legato all’annuncio, poi mantenuto, di una modifica allo stesso regime di vantaggio che non riguarda più solo gli under 35 con una tassazione sostitutiva pari al 5% (con ricavi non superiori ai 30mila euro annui). La riforma ha esteso a tutti il regime agevolato, senza distinzioni di età e senza limitazioni temporali. L’unico limite è il reddito massimo con un articolazione per fasce di reddito in base all’attività lavorativa di riferimento (15-40mila euro annui). La nuova tassazione, però, sale dal 5 al 15%. Così, per rientrare nel vecchio regime dei minimi, molti under 35 hanno deciso di anticipare la domanda all’Agenzia delle Entrate per attività che si prevede di sostenere. Una proroga, tuttavia, permette ancora oggi e per tutto il mese di gennaio di fare domanda per rientrare nel vecchio regime.

La lotta alle false partite iva. Così, mentre Matteo Renzi fa mea culpa per la situazione nella quale molte partite iva si trovano con cambiamenti che hanno portato qualche vantaggio ma anche tanti svantaggi, l’Agenzia delle Entrate ha dichiarato guerra alle false partite iva, grazie ad una normativa semplificata che permette un più semplice accertamento dell’illecito. Da quest’anno è sufficiente che ricorrano almeno due dei seguenti requisiti per far scattare automaticamente l’assunzione o la stipula di un contratto a progetto. In primo luogo non è possibile avere una propria scrivania con telefono nella sede della società committente. In secondo luogo i ricavi annui da un solo committente non possono superare l’80% in due anni. In terzo luogo i ricavi non possono superare le 8 mensilità annue nell’arco di due anni da parte dello stesso committente. I controlli, che sono scattati con il nuovo anno, sono rivolti a tutte le partite iva non iscritte in elenchi o albi professionali.