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Diritto di critica | June 22, 2021

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Il ricatto della metro, così comandano i veri padroni di Roma

“Ma quale sciopero bianco, noi applichiamo solo il regolamento e non facciamo più straordinari”. Si difendono così i macchinisti delle metro A, B e Lido di Roma, nell’occhio del ciclone per i pesanti disservizi che interessano da vari giorni il trasporto pubblico della Capitale. Spetterà ad un’inchiesta verificare se vi siano irregolarità. Sta di fatto che il numero dei macchinisti è decisamente inferiore alle reali necessità del servizio: ritardi colossali (spesso senza apparente motivo) e tante corse saltate.

Perché protestano. Nodo del contendere di questa protesta nemmeno troppo velata riguarda l’obbligo di badge introdotto da Ignazio Marino e l’incremento delle ore annue lavorative da 750 a 900. Come già è successo in passato, i sindacati dei macchinisti Atac sembra stiano adottando una strategia di protesta già sperimentata in passato: niente straordinari e se i treni non sono in perfette condizioni non partono. Così, complice l’orario estivo entrato in vigore a luglio e il caldo asfissiante, muoversi per Roma in questi giorni è un’impresa ai limiti del possibile.

I padroni di Roma. Niente straordinari, ma nemmeno nessuna nuova assunzione. Sono loro – i macchinisti – gli unici a decidere quando e come lavorare. Circa tre ore al giorno, più straordinari. Loro il badge non lo vogliono, loro sono speciali. E non vogliono nemmeno lavorare di più. E pensare che, come sostiene il sindaco Marino, lavorano meno dei colleghi di Milano e Napoli.

“Lo facciamo per voi”. Così, la città è in ginocchio e i pendolari disperati. Si viaggia stretti e l’aria condizionata non riesce a mitigare a sufficienza il gran caldo. Certo, i sindacati si difendono: “Lo facciamo per i cittadini, la sicurezza prima di tutto. I convogli sono fatiscenti”. Tuttavia i convogli sulla metro A sono tutti di ultima generazione, mentre lo sono la gran parte di quelli in circolazione sulla B e sulla Roma-Lido. E poi, se anche fossero fatiscenti e non avessero i requisiti minimi di sicurezza, i macchinisti se ne accorgono solo ora, quando gli si chiede di lavorare di più (ma comunque ben al di sotto delle sette ore canoniche) e di timbrare un cartellino. Prima andava bene.

Le ferie sono un diritto, ma non a luglio. C’è poi la questione dell’orario estivo. Meno corse sia della metro che degli autobus. È certamente vero che nel mese di luglio in determinate ore il numero di utenti è inferiore agli altri mesi: le scuole sono chiuse. Ma la stragrande maggioranza dei lavoratori continua a lavorare. Per questo la riduzione delle corse può essere valutata solo per le prime tre settimane di agosto e solo per ridurre i costi di gestione e non per favorire le ferie di macchinisti, autisti e personale. Quando il servizio offerto è “pubblico”, infatti, le ferie devono essere distribuite nell’arco dell’anno. Andare in ferie ad agosto non è mai un diritto, soprattutto per chi offre un servizio alla cittadinanza.