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Diritto di critica | September 20, 2021

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Israele e il targeted killing (che non dimentica)

Nella notte tra sabato e domenica l’aviazione israeliana ha eliminato Samir Kuntar, membro di Hizbullah, arrestato nel 1979 per l’omicidio di tre persone tra cui una bambina di 4 anni e rilasciato nel 2008. Secondo fonti libanesi e russe Kuntar si trovava all’interno di un edificio a Jaramana, quartiere orientale di Damasco, bersagliato dai raid israeliani. La tv di Hizbullah, al-Manar, ha accusato i ribelli siriani di aver collaborato con il Mossad, fornendo informazioni dettagliate sulla posizione del terrorista libanese. Assieme a Kuntar è rimasto ucciso anche Farhan Isam Shaalan, altro affiliato alle milizie sciite.

Nel 1979 Samir Kuntar, druso libanese all’epoca sedicenne e membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), si infiltrò in Israele dal Libano assieme ad altri tre terroristi e attaccò la casa di una famiglia nei pressi di Nahariya, uccidendo tre persone tra cui una bambina di 4 anni. I soldati israeliani uccisero tutto il commando a parte Kuntar che venne arrestato e rinchiuso in carcere dove restò fino al 2008, quando venne liberato assieme ad altri quattro jihadisti in cambio dei corpi di due riservisti israeliani, Ehud Goldwasser e Eldad Regev, catturati e uccisi dalle milizie sciite libanesi nel 2006.

Kuntar si era unito a Hizbullah durante la sua permanenza nelle carceri israeliane e dopo la liberazione era rientrato in Libano per poi raggiungere la Siria dove combatteva nelle milizie filo-Assad contro i ribelli. Nel 2013 era stato segnalato nei pressi delle alture del Golan, da dove organizzava attacchi contro pattuglie dell’esercito israeliano. Poco dopo la liberazione Kuntar dichiarò: “Prometto alla mia gente e a quelli in Palestina che io e i miei compagni della valorosa Resistenza islamica stiamo tornando”. Il suo “ritorno” ha però avuto breve durata e Israele ancora una volta ha dimostrato che non dimentica e non perdona.

Il “targeted killing” di Kuntar fa emergere alcuni aspetti interessanti, primo fra tutti, una possibile divergenza di obiettivi tra Hizbullah e l’Iran. Fonti israeliane sostengono infatti che il terrorista druso era recentemente diventato un “operativo” di Teheran a tutti gli effetti, andando contro gli stessi interessi delle milizie sciite libanesi che implicavano una riduzione delle operazioni contro lo Stato ebraico per focalizzarsi maggiormente sulla lotta contro i ribelli siriani, Jabhat al-Nusra e Isis.

Vi sono inoltre fonti libanesi che confermano tale ipotesi, affermando che le operazioni anti-israeliane pianificate da Samir Kuntar e Farham Shaalan erano direttamente finanziate dall’Iran e non da Hizbullah.

A questo punto è fondamentale valutare le possibili reazioni da parte di Teheran, che difficilmente resterà a guardare senza pianificare ritorsioni contro Israele. Ritorsioni che verranno messe in atto da chi? Hizbullah al momento non ha alcun interesse a provocare un’escalation con Israele nella quale avrebbe certamente la peggio. Le milizie sciite libanesi hanno subito circa 1.300 perdite dall’inizio del loro coinvolgimento nella guerra siriana siriano e non sono in grado di gestire un conflitto su più fronti.

L’Iran dal canto suo non ha alcuna intenzione di rinunciare all’utilizzo del suo “proxy” libanese e medita vendetta per l’uccisione dei suoi operativi a Damasco. Hizbullah si trova dunque incastrato tra le pressioni iraniane e la macchina da guerra israeliana che non si fa problemi a colpire in territorio siriano. Un potenziale ulteriore contrasto all’interno di un panorama islamista militante sempre più frammentato, sia in ambito sunnita che sciita.

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