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Diritto di critica | November 25, 2021

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Utero in affitto, la moratoria non ha senso

Il Pd vuole convincere i cattolici dem e quelli di Ncd a votare la Cirinnà, dando in cambio la promessa di una moratoria inutile e ideologica

Lasciate perdere le moratorie. Pensate alle cose serie. Per ricompattare il centro-sinistra e la maggioranza di governo Matteo Renzi prova a giocare l’ultima carta. Per avere un non scontato sì alla stepchild adoption in Parlamento, il Pd offre ai malpancisti democratici e a Ncd una via di fuga interessante: una moratoria internazionale contro l’utero in affitto. In pratica non offre nulla ma dà la possibilità ai cattolici di governo di uscire dalla battaglia parlamentare da non sconfitti. Quanto questo possa effettivamente salvare tutta la struttura giuridica della legge Cirinnà non è dato sapere, ma qualche spiraglio di luce, in fondo al tunnel, c’è.

Tanta confusione. La stepchild adoption non c’entra proprio nulla con l’utero in affitto. L’attuale proposta di legge prevede l’adozione da parte di uno dei partner del figlio naturale dell’altro, al di là se ciò avvenga in una coppia etero o omosessuale. Rispetto ad oggi, in pratica, cambia un dettaglio: finora sono stati i giudici a decidere, con la Cirinnà viene cancellata la discrezionalità del giudice. L’obiettivo della legge è quello di evitare che il figlio del partner deceduto diventi di fatto un orfano e che venga allontanato dal nucleo familiare in cui ha vissuto.

L’utero in affitto, una realtà che quasi non esiste. Tutto questo non ha nulla a che vedere con l’utero in affitto, pratica – vietata in Italia – che permette a coppie etero infertili o coppie omosessuali (in genere di sesso maschile) di avere un bambino da una madre “surrogata”, cioè da una madre che “presta” alla coppia l’utero e in alcuni casi dona anche i propri ovociti per la fecondazione. In Italia sono circa 100 le coppie che ogni anno tentano all’estero questo trattamento, con un indice di successo del 30% (dati forniti dall’Associazione Luca Coscioni), a fronte di un costo di circa 40mila euro. In pratica, tanto rumore per (quasi) nulla e che non ha nulla a che vedere con l’adozione del figlio del partner.

Ma non è “superprostituzione”. La moratoria sull’utero in affitto serve, quindi, solo per dare ai cattolici una via d’uscita. Uno specchietto per le allodole che non avrà mai modo di prendere forma. In primo luogo perché all’estero già è realtà e soprattutto perché non sempre si tratta di «superprostituzione». In genere le donne che offrono l’utero in affitto, lo fanno per necessità economiche e non perché sono schiave. È una pratica, questa, che avviene essenzialmente nel paesi dell’Est Europa e in Asia centrale. Consente a queste donne di uscire da una situazione di miseria grazie ai tanti soldi che ricevono. In questo contesto, il figlio non subisce traumi psicologici maggiori rispetto a quelli che subisce un bambino preso in adozione a pochi mesi dalla nascita. In questo senso non cambia nulla. Siamo sicuri che per tutto questo serva una moratoria?