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Diritto di critica | July 2, 2020

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Se anche Feltri usa "l'arma" del conflitto di interessi - Diritto di critica

Se Repubblica o il Fatto Quotidiano avessero pubblicato in prima pagina questo tipo di notizie  la reazione del centrodestra sarebbe stata unanime: “ad orologeria”. Stiamo parlando dei fatti sulla “suocera” di Fini pubblicati mercoledì  scorso in risalto dal Giornale,  seguita pochi giorni dopo da un’altra prima pagina dedicata alla moglie dell’on. Italo Bocchino, entrambe incentrate su un argomento che tutti i quotidiani diretti da Vittorio Feltri usano spesso come cavallo di battaglia ( o di Troia) : l’utilizzo dei “nostri soldi” da parte della Rai. Ricorderemo senz’altro i continui attacchi a trasmissioni come Annozero o agli stessi Santoro e Travaglio accusati quasi ogni settimana di fare la loro campagna politica di disinformazione usufruendo dei soldi pubblici. Accuse che anche il premier Silvio Berlusconi ha fatto sue riproponendole per esempio  davanti ai 100 mila di piazza del Popolo e che il conduttore di Annozero ha sempre rimandato al mittente, spiegando per l’appunto che grazie alla tanta pubblicità e all’alto share la sua trasmissione riesce ad  auto-finanziarsi, portando addirittura degli utili all’intera azienda Radio Televisiva Italiana. Stabilito questo è bene ricordare che, pur non riportando evidenti reati, le notizie pubblicate dal Giornale in merito alla moglie dell’ex vice presidente del gruppo Pdl sono ritenute vere sopratutto perché confermate proprio da quest’ultimo. Il problema è il diverso tipo di trattamento che il quotidiano riserva alle diverse persone sulla questione dei “soldi pubblici”.  Un punto che  proprio Italo Bocchino ricorda:

«I contratti più importanti della Rai vanno a Silvio Berlusconi e ai suoi figli, proprietari della Endemol. Ma non lo trovo scandaloso: la Endemol è una grande società che fa produzione, ricchezza e audience»

Lo fa in un’intervista a Skytg24 dove risponde così alle accuse del quotidiano di Famiglia Berlusconi: «Quello che troverei scandaloso sarebbero scelte al di fuori della normativa vigente». Il deputato finiano  si dice anche d’accordo su un eventuale codice etico «per cui con la Rai non possono avere nulla a che fare i parenti fino al sesto grado di chi siede in Parlamento» ricordando però nuovamente che «il maggior colpito sarebbe Berlusconi, che è il maggior beneficiario insieme ai sui figli». Il politico campano poi aggiunge che la «moglie fa quello di mestiere, e i prezzi indicati dall’articolo sono quelli di mercato […]» e siccome lui «non trova scandaloso che la Endemol lavori per la Rai pur se di proprietà della famiglia Berlusconi»  così non dovrebbe essere nemmeno per sua «moglie che produce per la Rai da vent’anni» e che invece  «è stata linciata dal giornale della famiglia del premier».

L’ironia in tutto questo è vedere un problema come il conflitto di interessi, dimenticato in chissà quale cassetto per molti anni riapparire ed essere nuovamente usato come “arma” politica. Non per attaccare chi ne è l’espressione massima ma contro i vari derivati o discepoli che oggi  invece si dissociano. Un pò come stabilire che un fatto è reato o anche solo immorale a seconda di chi l’ha compiuto. Una cosa incredibile naturalmente, ma che oramai è il pane quotidiano di certa stampa o televisione informativa e ovviamente di tutti quelli che la seguono ciecamente.