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Diritto di critica | September 18, 2020

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Clandestino o rifugiato? La differenza manipolata - Diritto di critica

Scritto per noi da Andrea Onori

Le televisioni e il governo raccontano agli italiani che i tunisini non sono rifugiati per la semplice ragione che non c’è guerra nel loro Paese. Al massimo possono chiedere lo Status di rifugiato i libici. L’opposizione tace. Molto probabilmente, hanno messo nel dimenticatoio i trattati internazionali che loro stessi hanno firmato, in modo particolare la Convenzione di Ginevra del 1951, che definisce il rifugiato “chiunque tiene un giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi” (Art1).

Questo articolo vuota il sacco e ci riferisce chi è realmente un rifugiato. Ovvero, qualsiasi persona con un giustificato timore di essere perseguitato. In Tunisia forse non ci sono persecuzioni? Perché non possono esserci donne che hanno subito abusi, bambini maltrattati oppure gli ex sostenitori del regime precedente che oggettivamente possono sentirsi braccati e quindi, hanno bisogno di proteggere la propria vita? E’ quasi certo che tra tutti gli immigrati sbarcati nelle coste italiane non tutti sono perseguitati ma, se richiedenti asilo, tutti hanno il diritto di essere ascoltati nelle audizioni. Poi, saranno le commissioni a valutare. Questa è la legge.

Nei confronti di questi richiedenti asilo, anche se soggiornano irregolarmente nel paese ospitante, gli Stati contraenti non possono prendere sanzioni penali, a motivo della loro entrata o del loro soggiorno illegale.

E per chi non è rifugiato cosa fare? I permessi temporanei firmati da Berlusconi nei giorni scorsi, sarebbero stata la strada più giusta. Ciò significa allargare gli orizzonti verso l’Europa. Quest’ultima ha frenato. Neanche il tempo di mettere la firma sui permessi, che il ministro degli esteri francese già si è mobilitato. A dire il vero, gli accordi di Schengen, sono restrittivi e non permettono l’applicazione dei permessi temporanei così come aveva prospettato l’Italia. A prescindere da questo, c’è bisogno di spingere sul diritto di scelta e di un’Europa che parli il linguaggio dei diritti e della dignità dell’uomo.

Per non creare falsa informazione e distinguere in modo chiaro il richiedente asilo, rifugiato, richiedente protezione umanitaria, vittima di tratta, migrante regolare e irregolare, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, nel 2008, invitava a osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni e in particolare ad adottare termini giuridicamente appropriati.

La questione è semplice. Attraverso facili strade si può far passare un richiedente asilo come un irregolare. Serve solo non credere o non voler credere, alle singole storie personali ed etichettare tutti come “clandestini”. Basta un foglio di via per essere etichettato in questo modo, ma dietro quel foglio si cela una angosciante politica di espulsione volta a non rispettare i trattati internazionali. Molti migranti che hanno subito torture non sono stati riconosciuti rifugiati e caduti nella clandestinità, sono accompagnati all’interno del territorio nazionale, dalla disperazione. Succede anche che si rifiuta di accettare un richiedente asilo anche solo per il fatto di essere di un Paese piuttosto che un altro (vedi il caso odierno dei tunisini e libici).

 

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