Rischio povertà più alto al Nord Italia
Secondo una ricerca del Centro Studi Sintesi di Venezia, le città del Nord Italia sarebbero tra le più colpite dalla cosiddetta «povertà relativa»
Scritto da Erica Balduzzi il 24 maggio 2011 in Società
Ricchi eppure poveri: il dato che sfata il mito tradizionale del Nord Italia prospero e del Sud scalcinato è quello che proviene dalla ricerca del Centro Studi Sintesi di Venezia sul rischio di povertà a livello territoriale, che colloca molte città del Nord tra quelle con il più alto tasso di persone “povere” nel nostro Paese.
Un esempio emblematico della situazione è quello costituito da Bergamo: sebbene il reddito medio annuo per contribuente nella città orobica sia tra i più alti d’Italia (31.405 euro), risulta infatti particolarmente alta anche la percentuale di bergamaschi che hanno dichiarato un reddito inferiore alla soglia di povertà (che in Italia è pari a 9.893 euro annui): il 17%, che corrisponde all’incirca a 12.000 contribuenti, colpiti dalla cosiddetta “povertà relativa”, quella delle famiglie che “non arrivano alla fine del mese”, per cui la quarta settimana è critica perché lo stipendio non basta a coprire tutte le spese.
La ricerca del Centro Studi Sintesi è stata effettuata rielaborando dati Istat e Mef-Dipartimento delle finanze relativi all’anno 2008: anche considerando le variabili dei differenti livelli di spesa per consumi delle singole famiglie, delle differenti dimensioni familiari e del numero medio di percettori di reddito per ciascuna famiglia, ciò che risulta è un dato che effettivamente rovescia lo stereotipo del Nord ricco e agiato. «Tra le venti città con gli indici di povertà locale più elevati – ha spiegato Catia Venturi, direttrice del Centro Studi Sintesi, in un articolo di Marco Conti pubblicato su L’Eco di Bergamo del 20 maggio – 15 appartengono alle regioni del Centro-Nord». Secondo la Venturi questo fenomeno sarebbe la diretta conseguenza del maggiore costo della vita nei comuni del Nord, che «erode il reddito delle persone fisiche». Insomma, avere un buon reddito non mette automaticamente al riparo dal rischio povertà, perché tale reddito va misurato in base al costo della vita nella città in cui si vive e lavora: il che spiegherebbe come mai Bergamo, ad esempio, pur evidenziando un ottimo reddito medio annuo, risulti al tempo stesso tra le città più “povere” del Paese.
Nella ricerca è stato evidenziato dunque come in linea di massima le città del Mezzogiorno presentino invece percentuali più basse di contribuenti al di sotto della soglia di povertà: in testa a questa mesta classifica ci sarebbero Barletta, Villacidro, Rimini, Massa e Brescia, che a sua volta sarebbe la prima quanto a povertà in Lombardia, seguita da Como, Milano e Bergamo.
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