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Diritto di critica | August 15, 2020

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Narcotraffico, la guerra senza fine - Diritto di critica

Narcotraffico, la guerra senza fine

Una guerra in piena regola, senza esclusione di colpi. In cui a giocare sono gli interessi, quelli fatti di droga, spesso molto – troppo – più forti della giustizia. Una battaglia feroce in cui a vincere è soltanto la violenza, continua ed efferata, che si riversa inarrestabile sulla popolazione, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Eppure accanto alle mattanze – l’ultima è datata 26 maggio, quando nello stato di Nayarit uno scontro tra due bande rivali avrebbe provocato almeno 29 morti ogni tanto ad avere la meglio è anche la polizia: è di ieri infatti la notizia del blitz della polizia messicana contro il potente e violento cartello di trafficanti La Familia nello stato di Jalisco, nel quale sarebbero stati uccisi  11 narcotrafficanti. Altri 36, tra cui 3 presunti  capi, sarebbero stati arrestati. La polizia ha reso noto di aver inoltre sequestrato nel corso dell’operazione ingenti quantità di armi, munizioni, giubbotti antiproiettili e droga.

Secondo quanto riferito in una conferenza stampa dal dirigente della polizia federale messicana Facundo Rosas e riportato sul sito della BBC, l’operazione sarebbe stata pianificata dopo una “soffiata” che parlava di una imminente riunione dei boss de La Familia nello stato di Jalisco, presso il confine con lo stato di Michoacan, dove il gruppo avrebbe la sua base centrale. Rosas ha spiegato che i capi si stavano nascondendo in quell’area «in attesa di istruzioni dai boss e stavano progettando un attacco contro un clan rivale, denominato i Cavalieri Templari, con i quali sono in guerra». I Cavalieri Templari si sarebbero staccati dalla Familia nel dicembre 2010, quando in un conflitto a fuoco tra il cartello di narcotrafficanti e la polizia restò ucciso il leader ideologico del gruppo, Nazario Moreno, autore di un manuale conosciuto come “La Bibbia de La Familia”, contenente principi pseudo-cristiani e  utilizzato per arruolare nuove leve nelle fila dei narcos del gruppo.

Il gruppo La Familia, che gestisce il traffico di cocaina negli Stati Uniti lungo la costa pacifica del Messico e la produzione di droghe sintetiche, afferma paradossalmente di proteggere le comunità locali  e di difendere i valori tradizionali della famiglia e della religione, ma è noto soprattutto per la violenza con cui opera e che provoca morte e distruzione non soltanto nelle file dei narcotrafficanti, ma anche nella popolazione civile che afferma di “proteggere”. Tant’è che solo pochi giorni fa nello stato di  Michoacan, nel Messico occidentale, gli scontri a fuoco tra fazioni rivali del cartello avrebbe costretto più di 2.000 persone a lasciare le proprie case e a cercare rifugio fuori dalla città di Buenavista, dove per giorni si sono concentrate le sparatorie.

Episodi che si inseriscono in una spirale di violenza dalla quale è difficile uscire e che negli anni ha reso il Messico una terra di nessuno, dalla quale provengono notizie che parlano sempre di morte e sopraffazione. Il tutto, acuito dalla campagna di “guerra alla droga” con la quale il presidente messicano Felipe Calderon nel 2006 ha impiegato 50.000 soldati contro i cartelli della droga nel Paese: da quell’anno in Messico sarebbero rimaste uccise per motivi connessi più o meno direttamente al narcotraffico più di 30.000 persone.

Fonte: BBC