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Diritto di critica | October 17, 2019

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"The show is over". La fine del Cav vista dall'estero - Diritto di critica

“The show is over”. La fine del Cav vista dall’estero

Tutti gli occhi sull’Italia. In questi giorni convulsi, l’attenzione di tutto il mondo non poteva non essere concentrata sulle dimissioni di Silvio Berlusconi. La notizia ha conquistato le copertine e le prime pagine della stampa internazionale che da sempre dedica all’ex premier grande spazio. Il Cavaliere è l’argomento più amato in Italia e all’estero. Milioni di visite, clic, commenti sono il risultato della presenza del suo nome nei titoli degli articoli che hanno caratterizzato gli ultimi 17 anni del giornalismo internazionale.

“Per una volta Berlusconi ha mantenuto la parola e ha lasciato la scena politica dopo averla dominata per 17 anni”. Così inizia l’articolo “Ciao” uscito sul quotidiano inglese The Independent l’11 novembre. Il The Economist invece utilizza il titolo ironico “Halleluja” per il suo lungo articolo che si concentra sulla reazione della folla che ha riempito il centro di Roma alla notizia delle dimissioni del premier. “Era dai tempi di Bettino Craxi, che dovette scappare in Tunisia per evitare di essere arrestato per corruzione, che un primo ministro italiano non lasciava il proprio incarico in modo così umiliante.” Sebbene molti giornali stranieri si siano concentrati sulla folla che ha riempito il centro di Roma sabato scorso altrettanti non dimenticano che nonostante tutto, sono ancora molti i sostenitori di Berlusconi un uomo che è stato e continuerà ad essere capace di far parlare di sé.

“Si chiude il sipario, per adesso, di uno degli spettacoli più strani e duraturi del mondo, la carriera politica di Silvio Berlusconi che ha dominato la vita italiana per 17 anni ricoprendo una serie di sorprendenti ruoli: magnate della televisione, proprietario di una squadra di calcio, playboy internazionale” è l’attacco dell’articolo “the Berlusconi show is over” del Washington Post che analizza, tra ammirazione e critica, la persona di Berlusconi: considera il prodotto tipico di un certo lato della vita italiana “È una figura retrograda, che incarna una corruzione old-fashioned, il maschilismo ed il machismo”. Tuttavia l’autore ritiene che la combinazione uomo politico e uomo d’affari l’abbia reso estremamente moderno capace di gestire in un modo decisamente innovativo un sistema che doveva essere svecchiato.

Un’altra analisi è quella fornita dall’articolo del giornale francese Le Monde: “Dopo dieci di regno, Silvio Berlusconi lascia l’Italia nello stato in cui l’aveva trovata. Il bilancio del presidente del consiglio uscente è mediocre. Non è riuscito a condurre la ‘rivoluzione liberale’ che aveva promesso. Le tasse, che voleva ridurre, sono aumentate per quelli che le pagano. Il divario tra il Nord, ricco e dinamico, ed Il Sud, povero e assistito, è cresciuto. La giustizia, lenta e sovraccarica, è rimasta tale. Lo Stato, inefficace, resta frazionato in regioni, province e comuni, dalle competenze inestricabili. L’esecutivo, sotto pressione permanente del Parlamento è sempre molto debole”. L’autore dell’articolo si chiede come sia stato possibile che un uomo giunto al potere in un momento in cui la credibilità della sinistra era nulla, che ha potuto beneficiare di tanta popolarità e di mezzi, finanziari e mediatici, così influenti, non sia riuscito a riformare il Paese. La risposta? il conflitto di interessi. “Silvio, l’uomo d’affari ha notevolmente ridotto il margine d’azione di Berlusconi, presidente del Consiglio, supponendo che il suo desiderio di riforma fosse sincero. Come cambiare il funzionamento della televisione pubblica se si possiedono tre canali e 40 giornali? Come riformare la giustizia quando si hanno a carico 27 processi, di cui 3 in corso? Come far pagare le imposte se si è fraudolenti? Come affermare l’autorità dello Stato se il suo principale alleato è la Lega Nord che difende l’autonomia del nord del paese? Come rappresentare il genio dell’Italia quando si è un adepto del bunga- bunga?”.

La stampa internazionale è unanimemente concorde nel ritenere che il berlusconismo abbia segnato la storia della politica e della comunicazione. Considerato come un personaggio che fa sorridere perché incarna molti degli stereotipi che il mondo ha sull’Italia e sugli italiani ma anche ammirato perché è stato capace di dare un’impronta più moderna al paese grazie alla sua mentalità di uomo d’affari.